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Città di Reggio Calabria

Punti di Interesse Storico o Archeologico

elenco dei punti di interesse storico archeologico della città: palazzi storici, antiche strutture etc..

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Villino Fiaccadori di Reggio Calabria 38° 6'13.02"N 15°38'39.35"EL’edificio, attualmente destinato a casa di cura, denominato Villino Fiaccadori dal nome dello stesso proprietario progettista, occupa la parte ad angolo dell’isolato che affaccia su via Crocifisso e l’omonima piazza. L’edificio in esame insieme a Palazzo Fiaccadori ed al grande albergo Miramare è caratterizzato da un linguaggio classico con influssi di architettura liberty anche se la sua ultima destinazione d’uso ne ha notevolmente modificato le caratteristiche architettoniche. Il manufatto edilizio si articola su tre livelli con un impianto planimetrico di forma triangolare con un armonico sistema di pieni e di vuoti caratteristico della tipologia villino unito alla vegetazione. I prospetti si presentano con un basamento rivestito di pietra ed ingresso principale su via Crocifisso, le aperture sono ad arco a tutto sesto e ribassato; caratteristica è la soluzione ad angolo con la ringhiera ricurva in stile classico all’altezza del terrazzo da cui si dipartono le scalinate esterne che conducono ai livelli superiori.
Villino Benassai di Reggio Calabria 38° 8'16.96"N 15°39'28.67"E
Villa “Umberto I” di Reggio Calabria 38° 6'17.80"N 15°38'18.71"ENata come Orto Botanico, la Villa Comunale di Reggio Calabria, fu realizzata per iniziativa della Società Economica e Comizio Agrario che acquistò nel 1850, l’area. Al suo interno, nel 1880 venne realizzata una struttura in stile neoclassico che ospitava l’Osservatorio Metereologico e Geodinamico. Alla fine del XIX secolo, per l’interessamento del Sindaco reggino Demetrio Tripepi, l’Orto Botanico divenne di proprietà demaniale e venne trasformato in giardini pubblici. Durante la Festa Madonna del settembre 1896, i Giardini vennero inaugurati e aperti al pubblico. Nel 1907, alla presenza del Re Vittorio Emanuele III, fu inaugurato il busto bronzeo del Re Umberto I, realizzato dallo scultore Concesso Barca, da quel momento i giardini presero il nome di "Giardini Pubblici Umberto I".Il busto del re Umberto si trova all’ingresso dei giardini dal lato del Corso Garibaldi. Esso si erge su un basamento di marmo bianco, all’interno di un’aiuola. Iniziando la passeggiata all’interno dei giardini, tra le piante esotiche si possono ammirare i busti di eminenti personalità reggine come quello bronzeo di Domenico Tripepi, quello del patriota Antonio Plutino e quello di Rocco Zerbi.Si trovano inoltre la Stele del Partigiano (1944), il Monumento in onore dei caduti per servizio istituzionale (1992), una moderna scultura realizzata negli anni ’70, raffigurante dei busti e numerose colonne greche sparse nelle aiuole, rinvenute in mezzo a materiale di riporto.Di rilevante importanza è il Portale di casa Vitrioli, in pietra di Siracusa, una delle poche strutture che ha resistito al sisma del 1908.Il portale si trovava nella casa del latinista e poeta reggino Diego Vitrioli, di fronte alla villa, che venne danneggiata durante i bombardamenti e poi demolita nel 1962. Il portale venne messo all’ingresso della villa comunale e successivamente spostato nella posizione attuale (1974).
Villa Genoese Zerbi di Reggio Calabria 38° 6'39.86"N 15°38'45.33"EAppartenne alla famiglia del "Governatore" Genoese Zerbi, il teorico della "Grande Reggio" che nel 1927 accorpò alla città quattordici comuni della periferia. Il palazzo risale al 1925, e fu costruito sull'area dove sorgeva l'antica villa della famiglia Zerbi prima del 1860, sui modelli veneziani del sec. XIV, con archi in stile gotico. Di signorile e straordinaria bellezza, è divenuta location permanente di eventi d’alto spessore artistico e culturale, ospitando prestigiose esposizioni d’arte contemporanea, oltre ad apprezzate sezioni della Biennale di Venezia. L’architettonico della Villa richiama le forme e gli stilemi del medioevo veneziano, con accenni allo stile rinascimentale e ottocentesco. Un’ardita commistione di stili quindi, resa ancor più interessante da un’accurata ricercatezza e ricchezza di particolari sia degli esterni che degli interni dell’edificio. La facciata è definita da contrasti cromatici abbastanza accesi e da giochi di luci e ombre ottenuti attraverso superfici che alternano l’intonaco ai mattoni a vista, ampie logge, archi a sesto acuto di stile tipicamente gotico, elementi a torre e colonnine adoperate per le balaustre; l’ampio terrazzo è invece sovrastato da una merlatura tipica dei castelli e delle fortezze di età medievale. Lo stile veneziano, in un ambiente urbano estraneo a queste forme, si spiega probabilmente con la diffusione dell’opera di Viollet Le Duc, Pietre di Venezia, e dei disegni di John Ruskin, che ripropongono, secondo una singolare interpretazione, le campiture cromatiche e le geometrie adoperate nei palazzi della città lagunare, e non solo. Il recente cataclisma che aveva, di fatto, azzerato la storia delle architetture presenti in città, spingeva le famiglie borghesi dei primi decenni del secolo scorso a ricercare nelle nuove costruzioni una continuità con il passato, unita alla capacità d’interpretare il desiderio di rinnovamento. Pertanto, l’uso di linguaggi "rassicuranti" in cui ritrovare una forte componente storica unita a un’altrettanto incisiva valenza espressiva, diviene anche un modo per esorcizzare la catastrofe e dare un vigoroso segno di rinascita. Villa Genoese Zerbi fu edificata secondo le norme determinate dal Piano Regolatore successivo al terremoto, detto poi "Piano De Nava" dal nome del suo redattore, perciò arretrata rispetto al precedente edificio, secondo l’allineamento stabilito dalla nuova sistemazione del Lungomare, che prevedeva per tutti i fabbricati una distanza di circa 50 m dal mare e dalla strada ferrata. Per la sua realizzazione furono utilizzati nuovi materiali come il cemento armato, e tecniche costruttive innovative. Elemento di assoluta novità e che rappresenta, in linea di principio, la sintesi della prassi teorica e pratica della contemporaneità, è la standardizzazione di tutti gli elementi formali che costituiscono il decoro della facciata. L’edificio rappresenta, infatti, un esempio di prefabbricazione di tutti gli apparati e degli elementi strutturali connessi; ciò significa che le varie parti dell’apparato, quali colonne, stipiti, archi e balaustre, sono il risultato di una produzione seriale derivata da uno stampo originario, tipica dell’industria moderna e non del lavoro artigianale. Per quanto riguarda gli spazi interni della Villa, un corpo centrale e circolare all’ingresso e un ampio spazio nella zona lato nord - le cui funzioni non sono ancora molto chiare, probabilmente un grande salone delle feste - accolgono il visitatore, mentre la sensazione di una consapevole incompletezza dell’insieme avvolge e stimola i suoi sensi. Il piano inferiore si connota, infatti, come nuda struttura in cemento armato fin dall’origine, splendido non finito. Il piano superiore, invece, un tempo dimora dei marchesi, si presenta rifinito nell’interno e articolato in diverse zone: dalle piccole sale lato sud attraverso un corridoio tangente al corpo centrale si accede ai grandi ambienti di rappresentanza le cui finestre riflettono sui vetri l’azzurro del cielo e del mare.
Museo Etnografico di Pellaro 38° 1'27.88"N 15°39'37.36"EIl Museo è stato aperto a Pellaro nel 1986. E' composto da 8 sezioni, la prima è la "Sezione del Presente, dalle attività creative alla storia del gruppo famiglai 'I Nuovi Vignaioli'", con oltre mille reperti. Nella "Sezione Mostre", che va dal 1960 ad oggi, sono presenti le attività artigianali, scientifiche e culturali, artistiche e oranizzative del Prof. Squillace Consolato. Seguono la "Sezione attività umane e dell'amore", la "Sezione attività umane, artigianali e del riposo", la "Sezione attività umane e del territorio Fam. Ebbinge", la "Sezione delle macchine", la "Sezione del "catoju" e la "Sezione internazionale". Museo Etnografico Via Quattronari n.36 Pellaro Tel. 3496193813 - 328 3748313 http://inuovivignaioli.com/
Tratto di muro di cinta sul Lungomare “Falcomatà” di Reggio Calabria38° 6'30.6828''N15° 38' 29.6808'' EVista la scarsità e la frammentarietà dei rinvenimenti riguardanti la cinta muraria ellenica della città di Reggio, gli studiosi che si sono cimentati nella sua opera di ricostruzione hanno abbozzato tracciati molto differenti tra loro, soprattutto per quanto riguarda il lato meridionale ed orientale. Il fianco occidentale delle mura urbiche, cioè quello che fronteggiava il mare, era rettilineo e con andamento nord-sud; esso s’intersecava col fianco settentrionale all'estremità nord del Corso Garibaldi mentre a sud, secondo la Barbaro Tropea, continuava fino all'incrocio con via Tommasini, piegando verso est nei pressi dell'antico forte Lemos. Tale ipotesi, però, non è stata confermata da alcun dato archeologico. Per quanto riguarda il lato settentrionale delle mura, esso era tutto in salita e dall'estremità nord del Corso Garibaldi arrivava fino alla collina del Trabocchetto. Esso è abbastanza documentato: un tratto di una decina di metri fu individuato nel 1956 durante la costruzione di una palazzina che confinava con la via Vollaro e con la via Tripepi; all'incrocio tra via Vollaro e via Veneto fu rinvenuto, poi, un altro tratto di muraglione in parallelepipedi di arenaria. Nel 1915 nell'area compresa tra gli sbocchi di via Verona e via Vicenza furono rinvenute "mura a blocchi squadrati di arenaria con direzione est-ovest". Nella stessa zona, un po’ più a sud di via Verona, furono rinvenuti due tratti di muro in blocchi di arenaria che formavano tra loro angolo retto e seguivano uno la direzione NW/SE verso la collina e l'altro quella NE/SW verso via Aschenez. Tale tratto si unisce idealmente ai due scoperti negli anni successivi sulla Collina degli Angeli e sulla sommità della collina del Trabocchetto. Il tratto meridionale della cinta meridionale, secondo Arillotta, all'altezza del palazzo del Genio Civile cambiava direzione, dirigendosi verso est, attraversando l'ex Piazza Camagna e giungendo in via Campanella; dal pianoro del Castello, poi, si dirigeva verso l'alto fino a congiungersi col tratto orientale sulla collina del Trabocchetto. La cinta in blocchi di arenaria è stata datata alla metà del IV sec. a.C. mentre i tratti in mattoni crudi sono stati datati tra la metà del VI e la fine del V sec. a.C.
Chiesa di Santa Maria delle Grazie di Reggio Calabria 38° 5'49.46"N 15°38'37.26"EDetta della Graziella è un raro monumento del sec. XVII. La chiesa ha subito saccheggi che l’hanno depredata dai suoi arredi. E’ stata finalmente restaurata e riportata al suo splendore.
Chiesa di San Giuseppe al corso di Reggio Calabria 38° 6'41.81"N 15°38'51.90"EIn stile gotico-italiano, si sa che esisteva già nel 1598 e che venne rasa al suolo due volte dal terremoto del 1783 e del 1908. Si conserva una pala d’altare che si trova presso le Salesiane e che raffigura la Madonna della Vittoria e, in basso, la città di Reggio Calabria. In sacrestia vi sono custoditi la tela di S.Filippo Neri, e due quadri della Madonna Assunta. Il tempio fu progettato da R.Pedace.
Castello Aragonese di Reggio Calabria 38° 6'21.42"N 15°38'38.52"EL'8 Novembre 2015 la cerimonia di riapertura del Castello Aragonese ha regalato ai cittadini un'emozionante momento che gli ha permesso, in uno splendido scenario, di riavvicinarsi alle mura dello storico castello e di varcarne la soglia chiusa ormai da molti anni. Il castello apre le porte alla cultura e a tutti i cittadini e turisti che vorranno visitarlo. Sarà luogo di mostre ed eventi culturali e proprio in occasione dell'apertura si è tenuta la mostra ‘Beg armudi. Oro verde di Reggio Calabria". Orari di apertura al pubblico: dal martedì alla domenica dalle ore 9:00 alle ore 13:30 e dalle 14:30 alle 18:30 La storia La storia del castello ha seguito, di pari passo, quella di Reggio almeno dal VI sec. d.C. in poi. In età greca e, successivamente, in età romana l’area collinare, dove oggi insiste quel che rimane del possente castello, dovette avere un ruolo di fondamentale importanza nel sistema di protezione della città. Durante il VI sec. d.C. forse in epoca anteriore alle invasioni di Totila (549-551 d.C.), si decise di rifortificare l’area ma è solo in epoca bizantina, tra IX e XI secolo (quando, cioè, Reggio divenne capitale del Thema di Calabria), che si creò sulla collina un vero e proprio kastron, un centro fortificato sviluppatosi dall’ampliamento dell’originario nucleo difensivo bizantino (con ogni probabilità costituito solo da una torre). Nel 1039 la città passò sotto il dominio dei Normanni di Roberto il Guiscardo e, in quest’epoca, fu costruito un donjon, in altre parole una torre-fortezza appoggiata alle mura della città e destinata alle truppe che difendevano Reggio. La costruzione del castello, invece, avvenne probabilmente in età sveva dal momento che la sua struttura originaria (ricostruibile da foto e rilievi dal momento che esso rimase in piedi fin dopo il terremoto del 1908) richiama l'architettura militare di quell'epoca; si trattava, infatti, di un possente edificio a pianta quadrata, con lati di 60 m di lunghezza e con quattro torri angolari, anch'esse di forma quadrata. Secondo alcuni studiosi, però, pensano che la fortificazione avesse assunto tale aspetto già nel corso del XII secolo. Durante il XIII secolo il castello subì alcune trasformazioni. Nel corso delle ripetute guerre tra Angioini ed Aragonesi venne restaurato nel 1327 e fortificato nel 1381 dalla regina Giovanna I. Un documento del 1382 parla dell’esistenza di sei torri lungo il perimetro del castello. Dopo la conquista di Reggio da parte degli Aragonesi (1440) anche il castello fu oggetto del potenziamento delle fortificazioni dell’intero Regno di Napoli voluto da Ferdinando d’Aragona per creare un’inespugnabile rete difensiva rispondente anche alle nuove tecniche militari, che prevedevano l’uso della polvere da sparo. Quindi, a seguito di questi lavori di ristrutturazione, durati quindici anni, furono aggiunte le due torri circolari merlate (oggi unica testimonianza dell’antico splendore della fortificazione) e un fossato tutt'intorno alla struttura. Originariamente, la merlatura (innalzata di quota durante il 1600) era più bassa e, quindi, più vicina alla sottostante fascia archeggiata. Ogni tre archi era presente una caditoia dalla quale era possibile lanciare sui nemici pietre; il basamento a scarpa garantiva il rimbalzo delle pietre mentre la cornice a profilo arrotondato che la delimitava impediva la risalita degli eventuali nemici. Sul lato orientale della struttura venne aggiunto un revellino, cioè un corpo avanzato a cuneo che terminava in un torrione, che serviva a difendere il castello dal fuoco delle armi a lunga gittata che potevano posizionarsi sulle colline e, nello stesso tempo, ospitava le artiglierie. Nel corso del XVI e XVII secolo, si susseguirono gli interventi di restauro resi necessari soprattutto dalle continue incursioni dei Saraceni. Nel 1539 Pietro da Toledo, vicerè di Francesco I aumentò la capienza interna del castello, tanto che vi si poterono rifugiare quasi mille reggini che poi vennero fatti prigionieri, unitamente al governatore, quando, nel 1543, il castello fu espugnato dai Turchi di Barbarossa. Verso la fine del 1500, fu decisa una nuova sopraelevazione delle torri per renderle più sicure e per ricevere con più facilità le segnalazioni delle torri costiere del territorio circostante. Nel 1712, il castello passò a Carlo III di Borbone, che adattò l'interno a caserma e ripristinò il fossato occupato, periodicamente, da baracche abusive. Il progressivo consolidarsi del potere dei Borboni sull’Italia meridionale e la conseguente fine delle ostilità determinarono l’inutilità di intervenire ulteriormente con opere di restauro e riadattamento sulle fortificazioni di Reggio e, in particolare, sulla struttura del castello. Dopo il terremoto del 1783, il castello fu adibito a carcere e utilizzato in tal senso per lungo tempo. Ancora dopo l'insurrezione del 2 settembre 1847 e l'uccisione del generale Pinelli, governatore della città, nei sotterranei del castello furono tenuti prigionieri i congiurati. Il 21 agosto 1860 i garibaldini espugnarono il castello. Negli anni successivi all'unità d'Italia, nel 1874, il Comune acquistò il castello con lo scopo di abbatterlo e costruire al suo posto una grande piazza. Dopo aspre polemiche, si decise di conservare solo le due torri, ma la demolizione non ebbe luogo per lungaggini burocratiche. A seguito del terribile terremoto del 1908, che danneggiò pesantemente la struttura, il Genio Civile la classificò come non più utilizzabile. Si decise, nel nuovo Piano regolatore, di demolirla, permettendo così la creazione del prolungamento della via Aschenez e lasciando in piedi solo le due torri circolari. La demolizione ebbe luogo nel 1922. Oggi, dopo un restauro statico ultimato nel 2000, il castello viene utilizzato come sede di mostre temporanee ed eventi culturali.
Biblioteca Comunale "De Nava" di Reggio Calabria 38° 6'53.92"N 15°39'7.88"E
Tombe Greche sul Lungomare “I. Falcomatà” di Reggio Calabria 38° 6'52.45"N 15°39'1.78"ESul Lungomare Falcomatà, in prossimità del Museo Archeologico Nazionale, sono visibili due tombe costituite da grandi parallelepipedi di arenaria. Esse appartenevano alla necropoli greca del rione Santa Lucia e furono scoperte, nel 1932, nell'area dell'attuale Museo. I primi resti di questa vasta necropoli vennero alla luce tra il 1883 e il 1886 sulla destra del torrente Santa Lucia; successivamente, si poté appurare che essa si estendeva fino all'area dell'attuale Museo, dal momento che, all'avvio dei lavori per la sua costruzione, ne venne alla luce un ampio settore, costituito da 111 tombe databili tra il III ed il II sec. a.C., di diversa tipologia e con corredi di varia importanza. Un gruppo di questi sepolcri è ancora oggi conservato in un vano ricavato sotto la via Romeo, accessibile dal cortile interno del Museo Archeologico Nazionale.
Palazzo tecnico Piria di Reggio Calabria 38° 6'27.75"N 15°38'27.78"EOccupa l’isolato n. 318 del piano De Nava. Fu progettato dall’arch. Camillo Autore nel 1912 e venne completato dopo varie interruzioni nel 1919. L’edificio presenta un corpo di fabbrica leggermente asimmetrico a forma di C con il cortile aperto su via Piria. Il progetto originariamente pensato a due piani fuori terra venne poi trasformato con l’inserimento di un piano seminterrato. I prospetti, perfettamente simmetrici, sono caratterizzati dall’andamento costante delle aperture, l’uso di decorazioni. Altra caratterizzazione è data dall’uso dell’intonaco: dopo il primo livello del basamento di pietra artificiale cementizia in finto travertino, attraverso una miscela di graniglia e pietra cementizia, diventa bugnato per tutto il piano terra, e intonaco lisciato e rigato per tutto il piano superiore. Le facciate semplici e uniformi presentano nella parte finale una cornice ricca di decorazioni floreali, riprese anche sugli architravi delle finestre impreziosendo l’immagine complessiva.
Settore di Abitato in Piazza Italia di Reggio Calabria 38° 6'30.37"N 15°38'37.60"ELe indagini di scavo archeologico in Piazza Italia, avviate nel febbraio del 2000 e protratte sino al 2005, hanno permesso di portare alla luce uno spaccato della stratificazione del centro storico reggino da età greca al XIX secolo. L'area ad E è caratterizzata dalla presenza di un tratto di un grande asse stradale, avente direzione N-S, che a partire dall’età normanna fu utilizzato fino alla ricostruzione urbana dei primi anni del XIX secolo e che potrebbe essere identificato con la via Mesa o Strada Maestra. In corso di scavo, è stato possibile esplorare e documentare le fasi insediative appartenenti alla città di XII-XIII secolo. Per questa età sono stati identificati i resti di un quartiere con piccole strutture abitative allineate ad ovest della strada. La maggior parte dei muri che delimitano queste strutture sono stati costruiti sulle creste di muri più antichi. Tale quartiere è caratterizzato dalla presenza di attività artigianali relative alla lavorazione di metalli (prevalentemente ferro, in minor misura bronzo), concentrate tutte negli ambienti attigui alla strada. Il complesso potrebbe, dunque, corrispondere ad un borgo con botteghe artigianali, esterno al circuito fortificato del castrum (castello) ed attraversato da un asse stradale che per secoli ha costituito e costituirà la spina dorsale dell’abitato. Il complesso dei vani appartiene ad un medesimo isolato e rispecchia l'impianto ad assi ortogonali ereditato dall’impianto urbano preesistente nello stesso sito. E’ probabile che i vani retrostanti rispetto alla strada avessero funzione residenziale, come testimonierebbe la grande quantità di ceramiche da mensa e da cucina rinvenute in stato frammentario. L’approfondimento dello scavo ha, poi, messo in luce la fase insediativa relativa all’XI e XII secolo. In questo periodo è riconoscibile una diversa organizzazione urbanistica: ad ovest della strada sono stati messi in luce vani d’abitazione (un tempo coperti) e piccoli cortili quadrati scoperti, questi ultimi con piani di calpestio grossolani ed irregolari, dotati di strutture per la raccolta dell’acqua piovana (cisterne) e pozzi. Si tratta verosimilmente di piccole abitazioni private disposte a schiera lungo la strada. Da una di queste, al di sopra di un pavimento in terra battuta, proviene una moneta in oro di età normanna (un tarì databile alla fine dell’XI inizi XII sec. e con legenda in caratteri arabi). I materiali mobili rinvenuti in questa fase comprendono un vasto assortimento di ceramiche, da tavola e di cucina, un vasto campionario di monete e piccoli oggetti in avorio, finemente lavorati con cerchietti concentrici. La frequenza dei pozzi e delle cisterne chiarisce la relativa piccolezza delle unità abitative che sembrano avere una destinazione esclusivamente residenziale e di cui i cortili scoperti costituiscono parte integrante. La prosecuzione, in profondità, dello scavo ha permesso di individuare la fase di età romana, caratterizzata da vari ambienti che presentano lo stesso allineamento dei muri rispetto alle fasi posteriori. Uno di questi vani conserva ancora l'originaria pavimentazione in cocciopesto. Infine, si sono raggiunti i livelli di età greca, sia ellenistica che arcaica. Mentre per l'età ellenistica gli orientamenti dei muri sono conformi a quelli successivi, in quella arcaica se ne discostano notevolmente. Per quest'ultima epoca, è degna di segnalazione la scoperta di una porzione di fondazione di struttura muraria di rilevante spessore (circa 1,20 m).
Planetario Pitagoras 38° 7'9.67"N 15°39'36.67"EIl Planetario è una struttura di proprietà della Provincia di Reggio Calabria. La direzione scientifica del Planetario è affidata alla Sezione Calabria della Società Astronomica Italiana. Il Planetario consente di riprodurre quasi tutti i fenomeni astronomici, osservabili sia di giorno che di notte , ed a tutte le latitudini, ma soprattutto di poterli vedere accelerati nel tempo. E' un apparecchio che proietta l'immagine ed i movimenti della volta celeste come apparirebbero ad un osservatore in un istante ed in un luogo assegnato. Il proiettore consente inoltre di riprodurre il movimento diurno o annuale dei vari corpi celesti, di simulare il cielo per una qualsiasi latitudine della terra e la precessione dell'asse terrestre. I moti possono essere anche combinati in modo da visualizzare particolari effetti come l'osservazione del cielo stellato da una stazione spaziale o dalla luna. L'apparecchio è corredato da sistemi di proiezione che utilizzano tecnologie informatiche, mentre la sala è dotata di impianto sonoro e di amplificazione. Con la costruzione del Planetario, tra l'altro, per le dimensioni e bellezza del Geode esterno uno dei più belli d'Europa (secondo solo a quello di Parigi) la Provincia di Reggio Calabria, la Calabria, entrano nel numero di quelle città europee che possono usufruire di un mezzo spettacolare ed efficace per l'insegnamento e le divulgazione delle discipline scientifiche. La realizzazione di questa struttura non costituisce soltanto un arricchimento culturale ma, in questa Regione che affonda le sue radici in quei popoli antichi che hanno costruito il sapere astronomico, il Planetario diventa il testimone di questo iter culturale iniziato millenni fa. Questo Geode che risplende in tutta la sua bellezza nel cielo di Reggio Calabria è e sarà la testimonianza più vera di quanto sia vincente investire nella scuola, nella cultura risorse morali capaci di raccogliere e valorizzare, attraverso processi innovativi assecondati da un impegno politico lungimirante, quanto di meglio di cultura, di intelligenza, di serietà, di attaccamento al proprio dovere si esprime, malgrado tutto, nella realtà calabrese.
Piazza Italia di Reggio Calabria 38° 6'31.69"N 15°38'38.90"EPiazza Italia ha origine con le direttive del Piano redatto dall’ingegnere Giovan Battista Mori dopo il terremoto del 1783. Nel corso dei secoli l’area oggi conosciuta come Piazza Italia ha avuto numerose denominazioni, strettamente legate alle vicende e alle epoche storiche di Reggio. Durante il periodo Svevo, tra il XVI e il XVII secolo, era denominata Tocco Piccolo, in relazione alla consuetudine amministrativa di dividere la città in due Tocchi. Nelle due piazze venivano eletti i tre sindaci della città: mentre al Tocco Piccolo si eleggeva il rappresentante di estrazione nobiliare, al Tocco Grande, cioè la Piazza del Duomo, venivano eletti gli altri due che erano il rappresentante del popolo e quello delle classi artigiane. Nel XIX secolo, tra il 1810 e il 1860 la piazza alternò ben sette denominazioni, delle quali tre attribuite dal popolo: si chiamò Piazza della Cattolica per la vicinanza alla chiesa distrutta dal sisma del 1783, nel 1810 prese il nome di Piazza Gioacchino Murat, poi divenne Piazza dei Gigli e infine con i Borboni prese il nome di Piazza Re Ferdinando I. Fu in onore del re che il popolo reggino, in segno di gratitudine per aver elevato la città a terzo capoluogo di provincia con il nome di Calabria Ulteriore Prima (l. 1 maggio 1816), decise di erigere un monumento realizzato dallo scultore napoletano Tommaso Solari ed inaugurato nel 1828. Con l’ingresso in città di Giuseppe Garibaldi e l’unificazione dell’Italia, nel 1860 la statua borbonica venne distrutta nel 1860 e la piazza prese il nome di Piazza Vittorio Emanuele II re del nuovo Regno d’Italia. Nel 1869 fu collocata la Statua dell’Italia in stile neoclassico, che posta al centro della piazza, tuttora può ammirarsi. Essa è opera dello scultore villese Rocco La Russa (1825 - 1894) e fu realizzata in memoria dei caduti durante i moti del 1847.La statua è alta tre metri ed è stata realizzata in marmo bianco di Carrara. Essa rappresenta una sovrana con le trecce sciolte sulle spalle nell’atto di impugnare una spada con la mano destra, mentre con la sinistra sostiene una corona intrecciata di foglie di alloro. Il monumento è posto a ricordo dei martiri del 2 settembre 1847 caduti insieme a tantissimi altri fratelli per essersi ribellati alla ferocia dei regnanti Borboni. Dopo il terremoto del 1908 la piazza fu prevista nel piano di riedificazione redatto dall’ing. Pietro De Nava. Al 1914 risalgono alcune modifiche relative all’ampliamento dell’area, condizionate dalla successiva realizzazione di Palazzo San Giorgio, e al riposizionamento centrale della statua dell’Italia rispetto al nuovo assetto della piazza. L’assetto scenografico dell’invaso, si completò poi con l’edificazione del Palazzo della Provincia al posto dell’edificio dell’Intendenza di Finanza, e con il Palazzo della Prefettura nel sito in cui prima sorgevano il Monastero della Visitazione e l’antica Prefettura.
Piazza Castello di Reggio Calabria 38° 6'20.74"N 15°38'40.35"ECon la riqualificazione di Piazza Castello si completa l’intervento di restauro e riqualificazione del Castello Aragonese, attraverso la ridefinizione dello spazio esterno al monumento e del rapporto fra questo e l’ambito urbano nel quale è collocato. La riqualificazione di questo spazio urbano, così importante per la cittadinanza, è stata eseguita in un’ ottica di "rigenerazione urbana" già molte volte praticata in Italia ed in Europa, volta al recupero della vivibilità e della centralità degli spazi pubblici. Il progetto redatto dagli architetti Anna Benedetto e Giuseppe Brigandì ha mirato ad una configurazione dello spazio esterno che restituisse prestigio e visibilità alle vestigia del Castello Aragonese, attraverso una profonda rivisitazione dell’assetto viario, del giardino, degli elementi architettonici e del patrimonio vegetale (eccessivamente concentrato a causa di operazioni di impianto successive che avevano alterato e congestionato quello originario). L’irregolarità dell’area di intervento ha imposto la creazione di uno spazio pluricentrico articolato nella Piazza, negli spazi di verde organizzato per la sosta e per il passeggio lungo i viali curvi e le strade intorno alla scuola Galilei (che vengono definitivamente pedonalizzate), nella Pineta che ospiterà un’area attrezzata per il gioco dei bambini, nella "Piazza" in corrispondenza dell’ingresso del castello in via Aschenez, nell’ "isola dei servizi" che ospiterà il chiosco del fioraio. Tutte le parti del progetto sono organizzate in un continuum di spazi e percorsi che tende a ricomporre al suo interno la molteplicità degli elementi funzionali ed architettonici. Gli elementi materiali preesistenti riutilizzabili (basole in pietra lavica della via Bottari, i cordoli dei marciapiedi in pietra di Macellari) sono stati ricollocati ed integrati con nuovi materiali (mattoni da pavimentazione, basole in pietra di Lazzaro, acciottolato, etc) con una maggiore attenzione al decoro urbano ed all’esito formale dell’insieme. La vegetazione preesistente è stata per quanto possibile recuperata, in particolare per le specie di maggior pregio anche con il trapianto dal sito originario, ed integrato con nuove esemplari di maggior pregio. Nell’area intorno alla torre nord ad esempio sono stati messi a dimora circa 26 esemplari di Citrus bergamia (bergamotto), emblema della città e stranamente poco utilizzato nei giardini pubblici cittadini, inoltre sono stati messi a dimora esemplari di Ceratonia siliqua (carrubo), e specie ornamentali quali Punica Granatum (melograni, var. da fiore), Eritryna cristagalli, Phoenix dactilifera , phoenix canariensis. E’ stato inoltre realizzata un ampia superficie a prato (ca. 2000 mq) con relativo impianto di irrigazione automatizzato. I muretti di delimitazione degli spazi e di contenimento sono stati inoltre rivestiti di un innovativo intonaco a base di biossido di titanio che, se (come auspichiamo) non verrà ricoperto dagli spray dei "graffitari", potrà svolgere la funzione di abbattimento e purificazione delle sostanze inquinanti presenti nell’aria e l’azione "autopulente" attraverso il noto processo di "fotocatalisi" che ne dovrebbe garantire una maggiore durata nel tempo.
Parco Archeologico delle Mura Greche di Reggio Calabria 38° 6'30.37"N 15°38'28.15"ESul Lungomare Falcomatà, all'altezza di Piazza Camagna, si può ammirare il più esteso tratto della cinta muraria ellenistica di Reggio. Le mura sono recintate da una cancellata in ferro battuto. Dal punto di vista storico, dobbiamo osservare come questo tratto delle mura di cinta, chiamato "greco", in verità sia stato sempre parte, fino alla ricostruzione di Reggio dopo il terremoto del 1783, del circuito murario della città in tutti i tempi, restaurato innumerevole volte, per fare fronte al degrado del tempo ed agli adeguamenti alle tecniche di assedio sempre più sofisticate. Per quanto attiene alla struttura, va detto che le mura, edificate in mattoni cotti di cui non è rimasta quasi traccia, poggiano su delle fondazioni in pietra tenera locale, con numerosi marchi di cava. La cinta muraria era costituita da un muro "a doppia cortina": solo nella parte bassa, vista la cronica carenza di Reggio di pietra dura, le mura sono costruite con blocchi isodomi di arenaria locale, forse recuperata dalla fiumara Annunziata, disposti su due file parallele, con tratti perpendicolari. I vuoti tra le due cortine venivano riempiti di terra e pietrisco e su questa solidissima base veniva innalzato il muro vero e proprio, fatto in mattoni cotti. La parte conservata è di straordinario interesse, perché si tratta del punto in cui le mura occidentali facevano un angolo, deviando verso oriente, chiudendo a meridione la cinta reggina. Incerta la data di costruzione: il Guzzo ha rilevato che negli inclusi dei mattoni siano stati ritrovati frammenti di ceramica, ma ciò si pone come un terminus post quem piuttosto ampio; al momento l'ipotesi più verosimile è che si tratti delle mura costruite dopo la metà del IV secolo a.C., quando Dionisio II ricostruì la città di Reggio col nome di Febea, la città di Febo Apollo. La Soprintendenza archeologica ha ipotizzato che, nel circuito murario reggino, le mura in mattoni crudi siano di epoca del tiranno Anassila (V sec. a.C.), mentre quelle in mattoni cotti siano da attribuirsi al tiranno Dionisio II, che restò a Reggio solo tra il 356 ed il 351 a.C., quando fu scacciato, e la libertà dei Reggini fu restaurata. Altri studiosi pensano, invece, che le mura, così come le conosciamo, siano tutte della parte finale del IV sec. a.C., testimoniando gli interventi di Dionisio II, della Repubblica Reggina e del re Agatocle. Un recente restauro non ha migliorato la fruibilità culturale delle mura greche, anche se ne ha consolidato la struttura.
Palazzo Spinelli di Reggio Calabria 38° 6'38.58"N 15°38'43.68"EL’antica residenza risale al 1920, edificio stile liberty che sorge sul Lungomare di Reggio Calabria. Il palazzo si distingue per lo stile sobrio ed elegante: le finestre ad arco, le colonne, la balaustra, la veranda superiore con il giardino pensile, il grande portale d'ingresso ne fanno un simbolo della Reggio Bella e Gentile del passato. Casa Spinelli rappresenta, infatti, uno degli edifici più originali di architettura liberty presente sul territorio reggino. Il prospetto principale, su via Zecca, presenta nella parte centrale un corpo avanzato che comprende al piano terra l'ingresso con arco a tutto sesto con decorazioni a motivi floreali e al piano superiore finestre sorrette da mensole e ornate di cornici. Il prospetto sul mare si presenta a due livelli, al piano terra un alto basamento in leggero bugnato ed una serie di finestre ad arco; il corpo centrale presenta una finestratura tripartita divisa da piccole colonne, archi sovrastati da timpani che contengono decorazioni floreali; dalla linea delle colonne si dipartono le paraste che sostengono la balaustra in cemento nel corpo laterale legato a Casa Giuffrè, il grande portale di ingresso in ferro contenuto tra due lesene che sorreggono un arco semicircolare sovrastato dalla veranda. Al piano superiore si ripete il ritmo delle finestre sostenute da mensole e ornate da cornici e dopo un fregio scanalato la balaustrata in cemento del terrazzo. Nella soluzione d'angolo, al piano terra tra le due lesene che s’innalzano sino alla veranda, viene utilizzata la stessa finestratura usata nel corpo centrale, mentre al secondo livello si apre un'ampia veranda con giardino pensile che utilizza elementi in ferro battuto in stile liberty. Confina con Villa Zerbi e Palazzo Scordino, nell'area delimitata da via Giulia, via Zecca e via Marina.
Palazzo Spanò Bolani di Reggio Calabria 38° 6'33.76"N 15°38'38.54"EL’edificio, destinato a residenze ed in gran parte ad uffici, occupa l’intero isolato compreso tra il Corso Vittorio Emanuele III e le vie: Cattolica dei Greci, Miraglia e Spanò Bolani. Progettato nel 1925, la prima parte dei lavori furono completati nel 1927, mentre la sopraelevazione della parte inferiore è stata realizzata nella seconda metà degli anni cinquanta del secolo scorso, il tutto sorge sul luogo occupato prima del terremoto dal convento dei Salesiani. Denominato Palazzo Spanò Bolani in riferimento ad uno dei personaggi più illustri della città, deputato, sindaco della città e direttore del museo civico. Il manufatto architettonico è costituito dal piano seminterrato e tre piani fuori terra con un impianto planimetrico di forma rettangolare arrotondata agli angoli con due cortili interni. Le facciate sono permeate da canoni stilistici neorinascimentali con influssi in stile liberty attraverso le decorazioni a motivi floreali. Gli ingressi sono sulle vie Cattolica dei Greci e via Spanò Bolani. I prospetti sono sfalsati per l’andamento del terreno del lotto ed in particolare si presentano con un basamento trattato a bugnato e nella sua parte inferiore sono collocate le finestre architravate dotate di inferriate, ai piani superiori si mantengono le pareti trattate a bugnato con parti rivestite di mattoni a vista e caratterizzate solo al piano nobile da balconi con balaustre neoclassiche e da aperture bifore e monofore talune architravate altre ad arco a tutto sesto, il tutto termina con un cornicione ed una balaustra lineare.
Palazzo S.Giorgio di Reggio Calabria 38° 6'32.98"N 15°38'40.18"EL’edificio, sede dell’Amministrazione Comunale è intitolato a San Giorgio, che rappresenta il compatrono della città insieme alla patrona rappresentata da Maria SS. Madre della Consolazione e occupa l’isolato tra le vie: Osanna e Miraglia, il Corso Garibaldi e Piazza Vittorio Emanuele II (piazza Italia). In origine il Palazzo Municipale era collocato al posto dell’attuale Teatro Comunale. Distrutto in seguito al sisma del 1908, fu ricostruito a partire dal 1918 ed ultimato nel 1921 su progetto dell’architetto palermitano Ernesto Basile, esponente di chiara fama del liberty internazionale. Per esigenze amministrative il sindaco Giuseppe Valentino dispose l'utilizzazione dell'edificio già dal 29 dicembre 1921, ma l'inaugurazione ufficiale avvenne il 27 aprile 1922 alla presenza del Re Vittorio Emanuele III. Il manufatto architettonico si presenta a due piani fuori terra con un impianto planimetrico di forma quasi quadrata dove al piano terra è diviso in due parti collegate da una galleria che conduce al Corso Garibaldi e via Miraglia. Il piano primo è caratterizzato da locali ricchi di decorazioni in stile liberty e precisamente: da un salone denominato sala dei lampadari, dalla sala del Sindaco, dalla sala della Giunta Municipale e nella parte centrale dalla sala del Consiglio a forma di emiciclo con arredi progettati dallo stesso architetto E. Basile. Il prospetto principale si sviluppa su un basamento sormontato da un’articolazione di finestre con arco a tutto sesto e cornice a bugnato (piano terra) e architravate (piano primo) e lesene con capitelli, stemmi e fregi su cui si appoggia un ampio cornicione con balaustra ritmata da paraste. L’ingresso principale, su piazza Italia, è inserito al centro dell’asse architettonico, rappresentato da un corpo avanzato simile alla sagoma di una torre, sormontato da un balcone e rispetto alla quota del cornicione è caratterizzato da un orologio, una campana e motivi ornamentali. Negli altri prospetti si ripetono gli elementi architettonici e decorativi classici più semplificati nella composizione. All’interno è custodita un’importante collezione di opere di artisti dell’ottocento e primi anni del novecento calabresi, siciliani e napoletani, in particolare vanno segnalati: un altorilievo raffigurante la distruzione – ricostruzione (1958) di Alessandro Monteleone; un busto di donna, Rosetta (1948) dello scultore Pasquale Panetta; un busto raffigurante Nosside (1920) di Francesco Jerace, la spina costituita da una coppia di figure di Saverio Gatto; inoltre vi sono i seguenti dipinti ad olio raffiguranti: gruppo di figure (1951) e stretto di Messina di Nunzio Bava, sans famille (Malot) di Rubens Santoro, ritratto di Rocco De Zerbi di Domenico Augimeri, cantico dei cantici (1922) di Enrico Salfi, carovana di zingari (1922) di Raffaele Ursini, stabat mater (1926) di Francesco Raffaele, figura con maschera (1946) di Giovanni Brancaccio; due sanguigne su cartoncino raffiguranti il sogno (1888) e ritratto di Fanny Salazar (1897) di Vincenzo Jerace.
Palazzo Grande Albergo Miramare di Reggio Calabria 38° 6'36.82"N 15°38'40.65"EL’edificio, sede di un albergo, occupa la parte dell’intero isolato che affaccia sul Corso Vittorio Emanuele III e le vie: Giudecca e Fata Morgana. Progettato dall’ing. Pietro Fiaccadori è caratterizzato da canoni linguistici neoclassici con decorazioni in stile liberty soprattutto nei locali interni. Il manufatto architettonico è costituito da un piano seminterrato e tre piani fuori terra con un impianto planimetrico di forma quadrangolare con la seguente disposizione dei locali: al piano terra c’è l’ingresso principale su via Fata Morgana seguito dalla reception, servizi e sala pranzo con affaccio a mare sul terrazzo; una scala conduce ai piani superiori dove sono collocate camere, servizi e sale riunioni. I prospetti si presentano con un basamento in finta pietra dove sono collocate le finestre del seminterrato dotate di inferriate con ingresso da via Giudecca, sovrastato dal piano terra caratterizzato sul lungomare al centro dal terrazzo con balaustra neoclassica ed ai lati da aperture con timpano triangolare, nei piani superiori, di cui l’ultimo è stata un’integrazione nel corso degli anni, sono presenti aperture architravate di forma rettangolare con balconi sorretti da mensole della stessa tipologia del terrazzo il tutto termina nei corpi laterali con cornicione lineare mentre al centro con una ringhiera in ferro battuto artistico.
Palazzo della Prefettura di Reggio Calabria 38° 6'33.12"N 15°38'36.94"EFu il primo palazzo costruito con criteri antisismici a Reggio Calabria. È una costruzione in perfetta sintonia con l’ambiente, con le ampie logge, i giardinetti pensili, i portali in ferro battuto, gli ambienti luminosi e i colori mediterranei. L’edificio, sede della Prefettura, occupa l’isolato compreso tra la piazza Vittorio Emanuele II e le vie: Spanò Bolani, S. Francesco di Sales e Corso Vittorio Emanuele III. Progettato dall’ing. Gino Zani nel 1912 fu realizzato nel 1921 nel sito dove prima del terremoto del 1908 sorgeva il monastero della Presentazione con la chiesa di S. Francesco di Sales. L’impianto planimetrico dell’edificio di forma trapezoidale si sviluppa su due piani fuori terra. Il piano terra si sviluppa a livello di piazza Italia con una forma a C e comprende un cortile rettangolare; il piano superiore si sviluppa a livello del Corso Vittorio Emanuele III e comprende un cortile centrale. Il prospetto principale è caratterizzato nella parte centrale da tre aperture con cancelli in ferro battuto a motivi in stile liberty, simili a quelli laterali che danno accesso ai giardini pensili, sormontate da tre balconi non aggettanti con aperture ricche di decorazioni nelle cornici a motivi floreali e geometrici; le altre parti del prospetto si presentano al piano terra leggermente a bugnato con un’articolazione seriale di aperture architravate il tutto completato da un cornicione e balaustra con su quale ci sono collocate due coppie di statue. Gli altri prospetti si presentano più semplici negli elementi architettonici e si sviluppano con lo stesso ritmo di aperture presentandosi permeati da canoni eclettici ma con decorazioni in stile liberty. All’interno una scala con due rampe simmetriche conduce al piano primo caratterizzato da un salone di ricevimento ricco di stucchi neoclassici ed il soffitto affrescato dal pittore Andrea Alfano raffiguranti il tema della "Ricostruzione".
Palazzo De Blasio di Reggio Calabria 38° 6'43.79"N 15°38'51.51"EPalazzo De Blasio è un importante edificio liberty di Reggio Calabria. È uno dei due istituti scolastici che sorgono sul lungomare Falcomatà, costruito nel 1911 su progetto dell'ing. Domenico Genoese Zerbi ospitava inizialmente la Scuola Normale Femminile poi divenuta Istituto Magistrale "Tommaso Gullì". Il fabbricato fu il primo tra gli edifici pubblici ad essere costruito dopo il terremoto del 1908. L’appalto dei lavori avveniva nel settembre del 1911 e alle spese contribuì il Comitato Lombardo, che aveva curato il funzionamento dell'istituto fin dalla sua nascita. L'impianto del manufatto si presenta con una forma irregolare a "C" a due piani con un cortile interno destinato alle attività ricreative della scuola. Il prospetto principale si affaccia sul Lungomare con i due corpi di fabbrica posti agli angoli più avanzati rispetto al corpo centrale, l'ingresso si presenta più alto rispetto al livello della strada, questo anche per consentire alla linea del dislivello che parte della metà di via 2 settembre a mantenersi costante. Due rampe di scale con una balaustra in ferro legata con dei pilastrini, circonda tutto l'edificio; al piano terra nel corpo centrale tre grandi portoni in ferro e vetro di originale fattura fungono da ingresso principale, le altre aperture si distribuiscono regolarmente in simmetria sia al piano terra che al primo piano con ampie finestre in vetro intelaiato in piccoli listelli di ferro. Per tutta la linea di gronda corre una cornice interrotta dai fregi delle lesene con motivi decorativi.
Palazzo Corigliano di Reggio Calabria 38° 6'45.42"N 15°38'56.26"EL’edificio, sede di un elegante emporio, occupa la parte centrale dell’isolato che affaccia sul Corso Garibaldi e compreso tra il Corso Vittorio Emanuele III le seguenti vie: S. Paolo e XXIV Maggio. Progettato dall’ing. Cesare Prato nel 1921, i lavori furono ultimati nel 1925. Alla fine degli anni settanta del secolo scorso subì notevoli danni in seguito ad un incendio ma un recente restauro l’ha riportato a essere uno degli esempi degni di nota di architettura in stile liberty a Reggio Calabria. Il manufatto architettonico si presenta articolato su due livelli con un impianto planimetrico di forma rettangolare con all’interno una scala che conduce al piano superiore. Il prospetto al piano terra presenta tre aperture vetrate di notevoli dimensioni mentre al piano superiore ci sono altrettante aperture con elementi in ferro battuto artistico con un balcone caratterizzato dalla ringhiera in ferro battuto a motivi floreali in stile liberty che si ripetono nelle lanterne con bracci ai lati delle aperture.
Museo del Presepio di Reggio Calabria 38° 6'30.37"N 15°38'50.25"EIl Museo del Presepio è sorto nel 1997 nella sede reggina dell’Associazione Italiana Amici del Presepio in via Filippini 46. Consta di due sale per un’estensione di 250 metri quadrati. Nelle varie vetrine, una ricchissima collezione di statuine di dimensioni, epoche e materiali vari, provenienti non solo dalle regioni italiane ma anche da nazioni europee ed extraeuropee. Su tutte, di particolare rilievo le creazioni di Alberto Finizio, quelle della scuola napoletana di Luca Crispino e Antonio Piscopo, la scuola leccese di Marco Epicochi e le statuine in cartapesta a grandezza naturale dell’inizio del 1900 creati dalla Scuola Reggina Stillitano. Spicca, inoltre, tra tutte la creazione meccanizzata di Ninì Sapone che, su una superficie di circa 15 mq, racconta la vita di Betlemme, il passaggio della Cometa e la nascita di Gesù nell’alternarsi del giorno e della notte. E’ presente una sezione dedicata esclusivamente a presepi provenienti da ogni angolo del mondo. Annesso al museo, è attivo un laboratorio che organizza corsi di arte presepiale e un archivio con biblioteca con una ricca raccolta di francobolli, immagini sacre, fotografie, bassorilievi, brani musicali aventi come tema il Natale. Museo del Presepio Via Filippini, 46 Tel. 0965 817021/31 ninisapone@tiscali.it www.museodelpresepiorc.com Visite su prenotazione
Museo dello Strumento Musicale di Reggio Calabria 38° 7'3.60"N 15°38'57.29"EGli spazi dell’ex stazione ferroviaria Lido ospitano la raccolta privata del dott. Spagna, fondatore dell’ Associazione Culturale Museo dello Strumento Musicale, ente che rivolge le sue azioni alla conservazione e valorizzazione degli strumenti musicali, la concertistica e la musicoterapia. Interessante lo spazio riservato agli strumenti della tradizione popolare calabrese, dalla zampogna agli scacciapensieri, fino ai tipici tamburelli utilizzati per le note della tarantella. Museo dello Strumento Musicale Viale Genoese - Zerbi alla Pineta Tel. 0965 893233 www.mustrumu.it info@mustrumu.it Orario di apertura: Tutti i giorni (Sabato e Domenica inclusi) 10:00 - 12.00 Biglietto € 2,50 Visite guidate Tel. 333 2284935 - 320 0631250
Muro di cinta in loc. Trabocchetto di Reggio Calabria38° 6' 28.2636'' N15° 39' 18.5400'' ELe mura greche visibili sul Lungomare Falcomatà, appartenenti alla cinta muraria occidentale, risalgono alla metà del IV secolo a.C. Questo tratto presenta una doppia cortina, fiancheggiata, nel lato prospiciente la città, da una serie di pilastri, oggi nascosti sotto la via Vittorio Emanuele III. I due muri che formano la doppia cortina corrono paralleli tra loro a una distanza di circa 4,50 metri e sono uniti, ad intervalli irregolari, da muri ortogonali che si legano alle cortine. Si vengono così a determinare degli spazi interni di forma rettangolare ricolmati da un riempimento di pietre e detriti. Le due cortine e i muri ortogonali sono edificati con blocchi di arenaria tenera, cavata probabilmente lungo la vallata del Calopinace, lunghi da m 1,20 a m 1,50 e larghi m 0,60, disposti a ricorsi alternati, per testa e per taglio. La porzione di cinta conservata corrisponde ai livelli di fondazione. La parte superiore della cortina non si è conservata in situ, però si hanno indizi fondati per ritenere che fosse realizzata in mattoni cotti, sulla base del ritrovamento di vari mattoni cotti che induce ad ipotizzare l'esistenza di fornaci che producevano appunto materiale per le mura di cinta. Sui blocchi di arenaria che costituiscono le cortine, sono visibili "grandi e bellissimi marchi di cava", come ebbe a scrivere Paolo Orsi già nel 1913. Tali segni sono incisi sia sulle facciate interne ed esterne delle cortine sia su quelle dei legamenti interni e dei pilastri; sono di varia forma: molti di essi riproducono il segno dell'ascia bipenne o lettere greche e la loro presenza è riconducibile ad un sistema di numerazione delle partite di blocchi che venivano inviate dalla cava al cantiere.
Lungomare Italo Falcomatà di Reggio Calabria 38° 6'42.50"N 15°38'44.51"EIl rapporto tra la città e il mare, che il sistema gradonato delle sue strade privilegia attraverso cannocchiali visivi, si esalta nel suo margine occidentale dove un sistema combinato di percorsi si apre al paesaggio che lo circonda: da Punta Faro attraverso i monti Peloritani sino all’Etna ad Ovest; dal litorale di Catona sino ai pianori di Arghillà con in primo piano il colle di Pentimele, a Nord; dalla punta di Calamizzi verso lo Jonio, a Sud, e, in mezzo il mare dello Stretto che assume i policromi toni cangianti continuamente nelle ore del giorno e nelle diverse stagioni. La città nel corso degli ultimi secoli si è aperta al mare. Dapprima ha demolito la cerchia delle mura, poi ha costruito una strada litoranea e la ha valorizzata con un fronte unitario di edifici e caserme, la Palazzina, e la ha ingentilita con terrazze e fontane... La nuova definizione dell’affaccio sullo Stretto ha ampliato lo spazio pedonale su due livelli, che ha alternato filari di palme a specie esotiche e mediterranee, che ha realizzato presso l’antico molo di Portosalvo l’arena dello Stretto ed ha raccordato la preesistente struttura del lido comunale, valorizzando la nuova stazione Lido, oggi si propone a chi visita la città e stimolando una superba visione del mare. Il Lungomare Falcomatà (a lui intitolato dopo l’immatura scomparsa) è diventato lo spazio più rappresentativo della città, centro di una intensa stagione turistica estiva e polo della vita culturale tra il Museo della Magna Grecia, il rinnovato ruolo a sede espositiva di Villa Genovese Zerbi, la sede del Rettorato dell’Università degli Studi Mediterranea, e l’auspicata vocazione ricettivo-alberghiera degli edifici che su di esso si affacciano.
Chiesa di San Giorgio al corso di Reggio Calabria 38° 6'35.82"N 15°38'43.27"ESan Giorgio è insieme alla Madonna della Consolazione, il patrono di Reggio Calabria, infatti la sua immagine è messa in risalto nello stemma della città. La prima chiesa dedicata al Santo, fu distrutta durante il terremoto del 1908 e ricostruita nell’area del vecchio Orfanotrofio su progetto dell’architetto Camillo Autore. L’edificio fu inaugurato il 26 maggio 1935 dal Monsignor Pujia, alla presenza dei Principi di Savoia. Il parroco D. Demetrio Moscato, poi arcivescovo di Salerno, propose di onorare con questa chiesa la memoria dei caduti della prima guerra mondiale, così la chiesa assunse anche il nome di Tempio della Vittoria. L’edificio si presenta in forme semplici e imponenti con una facciata classicheggiante dove domina un portale monumentale sovrastato da una vetrata nella quale è raffigurata l’immagine di san Giorgio che uccide il drago. Nel portale e ai lati di esso si possono ammirare bassorilievi raffiguranti momenti della prima guerra mondiale e sono impressi i nomi delle località ove si combatterono le battaglie più importanti (Monte Nero, Carso, Bligny, Montello, Isonzo, Bainsizza, Monte Grappa, Piave). La pianta della chiesa è a croce latina a una sola navata fiancheggiata da cappelle e nella parte centrale si erge la maestosa cupola alta 32 metri. Il soffitto è coperto con volta a botte. L’abside decorata con mosaici, accoglie in alto la figura di Cristo seduto tra sei angeli e in basso la figura di san Giorgio tra i quattro evangelisti. Nella piazza antistante l’ingresso è visibile la Statua dell’Angelo Tutelare. All’interno del cortile, in corrispondenza dell’abside sono stati rinvenuti reperti della Chiesa Abbaziale di San Giovanni d’Acoliva, pertinente all’omonimo convento femminile, dell’ordine Benedettino, sorto nel XII secolo
Chiesa degli Ottimati o Santa Maria Annunziata di Reggio Calabria 38° 6'22.28"N 15°38'37.69"ELa Chiesa degli Ottimati (o chiesa di Santa Maria Annunziata) di datazione bizantina, si trova a Reggio Calabria, nei pressi di Piazza Castello. Edificata intorno al X secolo, prese il nome dall'antica cripta degli Ottimati che fu realizzata come struttura d'appoggio per la chiesa d'epoca normanna del XII secolo dedicata a San Gregorio Magno. Affidata alla congrega degli Ottimati e dedicata a Santa Maria Annunziata, dal 1964 è retta dall'adiacente collegio dei Gesuiti. Secondo una planimetria conservata presso la Soprintendenza Archeologica della Calabria, l'edificio originale presentava forti analogie con le altre chiese bizantine della Calabria, per questo si può ipotizzare che la Chiesa degli Ottimati sia nata bizantina e databile al X secolo. La chiesa originaria aveva una pianta quadrangolare, tre absidi orientate nascoste esternamente da un muro rettilineo; le tre navate erano coperte da cinque cupolette secondo un modello bizantino applicato nella regione in edifici tutti databili tra la fine del X secolo e l'XI secolo, tra cui la Cattolica di Stilo, San Marco di Rossano e San Giorgio di Pietra Cappa presso San Luca. In età normanna, probabilmente all'epoca di Ruggero II, al di sopra della chiesa ne venne realizzata una seconda intitolata a San Gregorio Magno, sostituendo la copertura a cupolette con volte a crociera. Durante l'incursione saracena del 3 settembre 1594 la Chiesa degli Ottimati venne danneggiata e incendiata. Gli ottimati furono una congregazione di nobili fondata dai Normanni. Nel tempio infatti sono custoditi gli stemmi in marmo delle famiglie dei nobili reggini, tra i quali Filocamo, Griso, Altavilla e Borboni. Dopo la distruzione saracena dell'antico quadro de "l'Annunciazione", la Congregazione degli Ottimati commissionò una nuova pala dell'altare ad un giovane Agostino Ciampelli e nel dicembre 1597 arrivò il novo quadro da Roma della SS. Vergine Annunciata, opera di grande valore artistico. Abbandonata nel 1767 in seguito alla soppressione dell'Ordine dei Gesuiti, nel 1780 la chiesa ricevette la protezione di Ferdinando I di Borbone. Dopo essere stata profondamente danneggiata dai terremoti del 1783 e del 1908 la chiesa fu ricostruita nella prima metà del Novecento. Nel 1916 fu quindi smontata e spostata per le nuove esigenze della ricostruzione della città a seguito del terremoto del 1908. La ricostruzione dell'attuale chiesa si è conclusa nel 1933 sotto la supervisione della scuola del Beato Angelico di Milano, sul progetto dell'architetto Pompilio Seno del 1927, che adottò il preesistente impianto di tipo bizantino della Cappella degli Ottimati. Anche il nuovo tempio di stile arabo-normanno è a tre navate. Le volte sono a crociera, sorrette al centro da colonne. Alcune tessere dello splendido pavimento a mosaico e le colonne mancanti sono stati integrati con l'inserimento di pezzi molto simili provenienti dalla basilica normanna di Santa Maria di Terreti, andata completamente distrutta. Nel vano sottostante la navata centrale, nel 1977 è stata realizzata una cappella per volontà di P. Guido Reghellin, che non è aperta al pubblico.
Tomba ellenistica in Via D. Tripepi di Reggio Calabria 38° 7'0.53"N 15°39'19.43"EIn via Tripepi è visibile una tomba di età ellenistica. Scoperta nel 1957, durante i lavori per il prolungamento della via, è una tomba a camera in ottimo stato di conservazione, simile a tante altre scoperte nelle necropoli settentrionali della città di Reggio. Tale tomba faceva parte del prolungamento della necropoli di S.Lucia-Terrazza, che si estendeva ad E anche verso loc. Borrace. La tomba, del tipo a camera voltata, è realizzata con muratura di mattoni legati con calce, originariamente rivestiti da intonaco bianco (oggi scomparso) ed è databile al III-II sec.a.C. Lo scheletro poggiava sopra un battuto di malta ed il suo corredo funerario era costituito da sei unguentari fusiformi, una pisside con coperchio, una ciotola con orlo verniciato in nero e frammenti di uno strigile in bronzo appesi ad un anello. All'esterno della tomba furono rinvenuti sei piccoli capitelli policromi in terracotta (tipici delle necropoli reggine ed utilizzati per decorare i letti funebri in legno), appartenenti, con ogni probabilità, ad altre sepolture già distrutte.
Terme Romane di Reggio Calabria 38° 6'29.06"N 15°38'26.88"EIl settore di terme conservato sul lungomare di Reggio Calabria, considerate le sue dimensioni, faceva con ogni probabilità parte di un edificio privato. Questi resti presentano più fasi edilizie e, per lungo tempo, furono coperti da un torrione della cinta muraria spagnola (il Bastione di San Matteo), che ne garantì la parziale conservazione. Delle terme oggi sono visibili: una vasca ellittica per bagni caldi preceduta da una serie di ambienti riscaldati (tepidarium e calidarium), una vasca quadrata per bagni freddi ed un piccolo spogliatoio semicircolare pavimentato a mosaico in bianco e nero. Il mosaico, datato al II-III sec. d.C., è di stile geometrico, con tessere bianche di calcare e tessere nere in pietra lavica, di provenienza siciliana o eoliana. Un piccolo tratto della cornice presenta anche tessere (di restauro) di colore grigio. La decorazione bicroma vera e propria si limita alla parte centrale del pavimento ed è riquadrata da una cornice rettangolare nera a sua volta circondata da una larga bordura bianca. Il motivo decorativo centrale è costituito da una composizione di file di grandi esagoni allungati, uniti per la base, che danno origine, intersecandosi, a file di piccoli rombi, uniti per gli angoli ottusi, tracciati in nero su fondo bianco. Durante lo scavo di questo settore di terme, si sono recuperati anche alcuni frammenti d’intonaci parietali dipinti con motivi marini.
Tratto di muro di cinta in loc. Collina degli Angeli di Reggio Calabria38° 6' 28.2636'' N15° 39' 18.5400'' EVista la scarsità e la frammentarietà dei rinvenimenti riguardanti la cinta muraria ellenica della città di Reggio, gli studiosi che si sono cimentati nella sua opera di ricostruzione hanno abbozzato tracciati molto differenti tra loro, soprattutto per quanto riguarda il lato meridionale ed orientale. Il fianco occidentale delle mura urbiche, cioè quello che fronteggiava il mare, era rettilineo e con andamento nord-sud; esso s’intersecava col fianco settentrionale all'estremità nord del Corso Garibaldi mentre a sud, secondo la Barbaro Tropea, continuava fino all'incrocio con via Tommasini, piegando verso est nei pressi dell'antico forte Lemos. Tale ipotesi, però, non è stata confermata da alcun dato archeologico. Per quanto riguarda il lato settentrionale delle mura, esso era tutto in salita e dall'estremità nord del Corso Garibaldi arrivava fino alla collina del Trabocchetto. Esso è abbastanza documentato: un tratto di una decina di metri fu individuato nel 1956 durante la costruzione di una palazzina che confinava con la via Vollaro e con la via Tripepi; all'incrocio tra via Vollaro e via Veneto fu rinvenuto, poi, un altro tratto di muraglione in parallelepipedi di arenaria. Nel 1915 nell'area compresa tra gli sbocchi di via Verona e via Vicenza furono rinvenute "mura a blocchi squadrati di arenaria con direzione est-ovest". Nella stessa zona, un po’ più a sud di via Verona, furono rinvenuti due tratti di muro in blocchi di arenaria che formavano tra loro angolo retto e seguivano uno la direzione NW/SE verso la collina e l'altro quella NE/SW verso via Aschenez. Tale tratto si unisce idealmente ai due scoperti negli anni successivi sulla Collina degli Angeli e sulla sommità della collina del Trabocchetto. Il tratto meridionale della cinta meridionale, secondo Arillotta, all'altezza del palazzo del Genio Civile cambiava direzione, dirigendosi verso est, attraversando l'ex Piazza Camagna e giungendo in via Campanella; dal pianoro del Castello, poi, si dirigeva verso l'alto fino a congiungersi col tratto orientale sulla collina del Trabocchetto. La cinta in blocchi di arenaria è stata datata alla metà del IV sec. a.C. mentre i tratti in mattoni crudi sono stati datati tra la metà del VI e la fine del V sec. a.C.
Cattolica dei greci di Reggio Calabria 38° 6'31.32"N 15°38'49.68"EFondata tra l’XI e il XII secolo, l’antica chiesa di rito greco, in seguito ai danni causati dai terremoti subì numerosi rifacimenti. In origine il tempio fu edificato nei pressi dell' odierna Piazza Italia, tra il Teatro Cilea e palazzo Musitano, a memoria di ciò rimane oggi proprio in quel punto la via Cattolica dei Greci. Distrutta dal terremoto del 1783, la bizantina Cattolica dei Greci venne riedificata nel 1876 in stile neoclassico in via Aschenez ad angolo con via Giudecca. L’edificio progettato dall’ingegner Antonino Pugliese, è in stile neoclassico e fu inaugurata a settembre del 1876. Lievemente danneggiata dal terremoto del 1908, fu restaurata nel 1954 e riaperta al culto il 25 marzo del 1957 e in seguito dichiarata Monumento Nazionale. Di notevole importanza è il portale in bronzo dorato, opera dello scultore reggino Giuseppe Niglia, diviso in due ante alte 6 metri ciascuna in stile eclettico tipico delle varie ricostruzioni della città, ma anche mediterraneo e nord-europeo. Sul portale sono rappresentate in maniera simbolica l’Annunciazione, la Natività, la Presentazione al Tempio, la Fuga, l'Orazione, le Nozze, la Crocifissione e la Vergine. All’interno infine è degno di nota il sigillo della corona di spine di cristo. Durante il periodo bizantino, la chiesa rappresentò il principale luogo di culto della città, ma la successiva dominazione normanna le tolse importanza, probabilmente a causa della latinizzazione che a Reggio avvenne in epoca medievale. La tipologia dell'edificio è oggi a croce latina a tre navate, delle quali la centrale termina con abside semicircolare e all’altezza del transetto è una cupola illuminata al centro, riccamente decorata con stucchi e cornici ovali che racchiudono volti di santi. All’interno sono leggibili le due fasi costruttive della chiesa, ovvero la parte inferiore della navata centrale e il presbiterio attraverso la ricca cornice che scorre per tutto il perimetro. Il prospetto principale conserva elementi compositivi neoclassici come l’uso dell’ordine gigante attraverso le quattro colonne con capitelli compositi e basi su zoccolo continuo, sormontati da alta trabeazione, timpano sul quale è collocata una croce in ferro battuto e a completamento ci sono due torri campanarie.
Santuario San Paolo di Reggio Calabria 38° 6'16.34"N 15°39'0.44"EIl Santuario di San Paolo, noto anche come Chiesa di San Paolo alla Rotonda, sorge in via Reggio Campi accanto alla piazza Rotonda, in una posizione che domina dall'alto la parte sud della città. L’edificio realizzato nel 1932, affonda le sue origini nella visita di San Paolo a Reggio. La facciata dell’edificio si presenta in stile romanico, con tre portali di bronzo decorati a bassorilievo: - Il portone centrale di Tommaso Gismondi rappresenta la "Vita di San Paolo"; - Il portone di destra di Nunzio Bibbò raffigura la "Porta del Male"; - Il portone di sinistra sempre di Nunzio Bibbò raffigura la "Porta del Bene". In alto sulla facciata sono presenti nove nicchie suddivise in tre gruppi che ospitano mosaici raffiguranti: - nelle nicchie di sinistra: Virgilio, Cicerone, Seneca - nelle nicchie al centro: San Luca, San Giovanni Crisostomo, Sant'Agostino, San Paolo - nei cerchi sempre al centro più in basso: Giulio Cesare, Alessandro Magno - nelle nicchie di destra: Aristotele, Platone, Socrate Sul sagrato vi è la Statua di San Paolo opera di A. Berti. L’interno ospita 500 metri quadri di mosaici, in parte opera di Nunzio Bava. Sulle colonne della navata centrale sono raffigurati vari episodi della vita di Cristo, parabole e ben 36 figure di patriarchi. Sulla balaustra vi sono 4 angeli del Correale: l’Angelo del mistero, l’Angelo della fiamma, l’Angelo della meditazione, l’Angelo dell’annunzio. Nell'abside è raffigurato il trionfo di Gesù seduto sul trono, con ai lati San Paolo, Santo Stefano da Nicea e gli angeli. Il fonte battesimale è di Nicola Berti, autore anche dei due angeli e dei quattro pannelli dedicati a San Paolo. Adiacente al santuario sorge il Museo San Paolo, con una pinacoteca e una vastissima raccolta di oggetti sacri.
Santuario dell'Eremo o Basilica di Santa Maria Madre della Consolazione di Reggio Calabria 38° 6'53.20"N 15°40'7.80"ELe origini del Santuario dell’Eremo (o Basilica di Santa Maria Madre della Consolazione) ascendono al 1532, quando una comunità di dodici frati dell’ordine dei cappuccini minori di San Francesco da Paola, provenienti dal Monastero Basiliano del borgo di Sant’Angelo Vallettuccio, chiamati dall’Arcivescovo Geronimo Centelles, costruirono un chiostro per diffondere le regole francescane. Un nobile reggino, Giovanni Bernardo Mileto, in segno di fede, nel 1533 donò ai frati un pezzo di terra con una piccola cappella e un ospizio, così, con l’aiuto dei cittadini, i frati iniziarono a costruire il convento ornandolo con gli stessi arredi della cappella, compreso un vecchio quadro della Madonna con il Bambino che collocarono sull’altare maggiore, dove rimase per quattordici anni. Il convento fu benedetto dall’Arcivescovo Gaspare Ricciulli Dal Fosso e intitolato alla Santa Vergine della Consolazione. Distrutto dal terremoto del 1908, il santuario è stato riedificato nel 1912 in stile romanico, a tre navate con una struttura lignea e mattoni. Demolito nuovamente nel 1954, il moderno tempio progettato dall’architetto Anna Sbarracani Anastasi, è stato inaugurato nel 1965, e la parrocchia è stata affidata ai frati cappuccini. La pianta è a tre navate, mentre il portale dell’edificio, che sorge in cima a una maestosa gradinata, è realizzato in pannelli, opera dello scultore Guerrisi, dove vengono rappresentate scene della vita di Gesù e della Madonna. Nel Santuario si trova la tela della Madonna degli Angeli, realizzata da Giovanni Angeli D’Amato (doc. 1576 – 1614) e un grande quadro raffigurante San Giovanni che battezza Gesù nel Giordano, realizzato nel 1972 dal pittore messinese Simone Silipigni. Nella navata a destra è collocato l’altare di Sant’Antonio con una scultura in bronzo dell’artista reggino Pasquale Panetta (1913 – 1989) e la tomba di Frà Gesualdo Melacrinò con una lapide verticale sulla quale un bassorilievo raffigura il busto del frate. Nella navata sinistra è collocato l’altare di San Francesco. Le pareti absidali sono ricoperte in mosaico con simboli liturgici, oper a di Remo Rapone, realizzato in occasione del XXI Congresso Eucaristico Nazionale nel 1988. Lungo le pareti laterali si articola una Via Crucis in bronzo dello scultore Pasquale Panetta. In fondo alla navata centrale si trova il quadro della Madonna della Consolazione, enfatizzato da una moderna cornice in bronzo raffigurante scene del Vangelo opera dello scultore calabrese Alessandro Monteleone (1898 - 1967). La proprietà dei frati cappuccini si ingrandì in seguito alle numerose donazioni succedutesi nel tempo, in segno di fede e devozione. Nel 2000, il Santuario dell’Eremo è stato sede Gubilare. Santuario di S.Maria Madre della Consolazione. N.A. Capriolo, Madonna della Consolazione (1547) Tavola, cm. 120x120 - Iscrizioni:illegibili Santuario di S.Maria Madre della Consolazione, presbiterio Via Eremo al Santuario La tavola dipinta ad olio fu donata ai Padri Cappuccini dal nobile Camillo Diano nel 1547, anno in cui aveva fatto realizzare l’opera al pittore Nicolo’ Andrea Capriolo. Il quadro fu benedetto nel Duomo il 6 gennaio 1548 dall’Arcivescovo D’Agostino dei Duchi di Gonzaga ed ancora oggi viene portato in processione su una vara di notevoli dimensioni in lamina d’argento sbalzato su anima di legno, eseguita tra il 1824 e il 1831, il secondo sabato del mese di settembre di ogni anno (la festa liturgica avviene il martedì seguente con l’offerta di un cero votivo) dal santuario di S. Maria della Consolazione, dove è costituito entro una pala d’altare in bronzo dorato dello scultore calabrese Alessandro Monteleone (1897-1967), alla Cattedrale, dove rimane fino al mese di novembre. L’opera raffigura la Vergine seduta in trono che sorregge il Bambino tra S. Francesco con una croce ed il libro delle Regole e S. Antonio da Padova con il giglio ed il libro della scienza teologica. In alto due angeli incoronano la Vergine con in mano una palma. Il quadro ha un’importante valore devozionale per i cittadini di Reggio Calabria, poiche’ si fa riferimento a miracoli accaduti nei seguenti anni: 1571 pestilenza; 1594 assedio dei turchi; 1636 pestilenza e prima processione; 1638 catastrofico terremoto; 1672 carestia. Con Decreto della S. Congregazione dei Riti del 26 agosto 1752 la Madonna che raffigura il dipinto è stata dichiarata Patrona della città. Proprietà ecclesiastica. (Tratto da "Reggio Città d'Arte" - Daniele Castrizio, Maria Rosaria Fascì, Renato G.Laganà - Fotografo Attilio Morabito) Tutti i diritti sono riservati - Questa pubblicazione non può essere utilizzata, archiviata, riprodotta o trasmessa in alcun modo o forma senza preventiva autorizzazione da richiedere all'UO Cultura Immagine e Turismo del Comune di Reggio Calabria Tel. 0965/23561.
Palazzo Miccoli – Bosurgi di Reggio Calabria 38° 6'13.76"N 15°38'35.11"EL’edificio, sede di residenze, occupa la parte ad angolo dell’isolato che affaccia sulle vie: Tagliavia ed Arcovito. Il progetto fu redatto nel 1930 dagli ingegneri G. Sacerdote e Giuseppe Bonifati e realizzato negli stessi anni trenta del XX secolo. Il manufatto architettonico è costituito da un piano seminterrato e due piani fuori terra con un impianto planimetrico a forma di c che racchiude un cortile e risulta caratterizzato da un linguaggio architettonico classico con elementi decorativi in stile liberty. I prospetti si presentano, al piano terra con un basamento in cui sono collocate le finestre del seminterrato, architravate e dotate di inferriate, segue una fascia di pareti trattata a bugnato con una sequenza di finestre ad arco e ingresso su via Tagliavia preceduto ai lati da colonne con capitelli che sorreggono il balcone in stile classico con lo stemma nobiliare della famiglia; inoltre, sempre al livello superiore si ripetono le aperture architravate talune complete di balconi con la caratteristica soluzione ad angolo di un balcone che rigira e aperture a bifora. Lungo tutte le facciate corre una fascia riccamente decorata a motivi floreali seguita dal cornicione, dalle falde aggettanti e dalla balaustra lineare all’altezza del piano attico.
Palazzo S.Gaetano di Reggio Calabria 38° 6'29.70"N 15°38'45.11"E“Una finestra aperta sulla storia e la cultura del Mediterraneo" L’Università per Stranieri “Dante Alighieri” di Reggio Calabria opera dal 1984 ed è stata istituita su iniziativa del Comitato Reggino della Società Dante Alighieri. Poco oltre la Chiesa di Gesù e Maria, alle spalle del Teatro Comunale "Francesco Cilea", sulla Via Torrione si affaccia il Palazzo San Gaetano, uno dei palazzi più antichi e belli della città, che oggi ospità l'Università. Vengono tenuti corsi di italiano a vari livelli di istruzione, riservati a giovani provenienti da tutti i paesi del mondo.
Palazzo Pellicano di Reggio Calabria 38° 6'25.00"N 15°38'22.59"EL’edificio, sede di residenze e uffici, prende il nome dal proprietario Luciano Pellicano e occupa la parte ad angolo dell’isolato che affaccia sul Corso Vittorio Emanuele III e via Tommaso Gullì. Il progetto è stato redatto nel 1922 dall’arch. Pietro Borradori. Le facciate sono caratterizzate da un linguaggio stilistico classico con elementi decorativi a motivi floreali in stile liberty. Il manufatto architettonico è costituito da un piano seminterrato e due piani fuori terra con un impianto planimetrico di forma rettangolare, che racchiude un cortile con scala, con angolo arrotondato e doppi ingressi che servono gli alloggi dei due corpi di fabbrica. I prospetti si presentano con un basamento lungo il quale sono collocate le finestre del piano seminterrato cui segue il piano terra con finestre architravate tra lesene di forma rettangolare e l’ingresso principale sul Corso Vittorio Emanuele III decentrato con cancello in ferro battuto a motivi liberty sormontato da timpano triangolare; al piano superiore le aperture sono sempre architravate scandite da lesene e talune complete di balconi sorretti da mensole con ringhiere di ferro battuto artistico; caratteristica è la soluzione ad angolo ricurvo che si presenta al piano terra con finestre tripartite con colonnine e al piano superiore si mantiene la stessa tipologia di aperture ma con balcone sorretto da mensole il tutto termina con un cornicione e balaustra lineare con elementi architettonici appoggiati in corrispondenza delle sottostanti lesene.
Palazzo Nesci di Reggio Calabria38° 6' 27.3060'' N15° 38' 35.6712'' ESi tratta dell’unica costruzione del Corso Garibaldi sopravvissuta al terremoto del 1908 e edificata alla fine del sec. XVIII. Tipica architettura neo classica, dall’imponente portale in pietra, con atrio interno.
Chiesa di Sant'Agostino di Reggio Calabria 38° 6'12.06"N 15°38'24.07"ELa sua struttura risulta singolare per le sue cupole e cupolette che si ergono ai lati, sulle navate, sull’abside, sul campanile. E’ a tre navate e di un certo interesse sono l’altare maggiore, i lampadari in ferro battuto, il confessionale ed un Crocefisso in cartapesta. Sulla navata di sinistra si trova un dipinto di Sebastiano Conca raffigurante la Madonna della Cintura. L’ambone, in bronzo è ornato a bassorilievo di Michele Di Raco.
Chiesa di San Sebastiano di Reggio Calabria 38° 6'12.44"N 15°38'39.00"EE’ a unica navata e sulla parete di sinistra si aprono le cappelle del Battistero e del SS. Crocefisso oltre che il grande campanile. Il crocefisso è frutto dell’arte napoletana del secolo scorso. Di Michele Di Raco sono il tabernacolo, tutti gli elementi liturgici e le sculture in bronzo. Il presbiterio ospita una interessante tela raffigurante il Martirio di S. Sebastiano, di Annunziato Vitrioli.
Pinacoteca Civica di Reggio Calabria 38° 6'32.42"N 15°38'42.22"ELa Pinacoteca Civica, concepita negli anni Ottanta, diventa parte integrante di un nuovo circuito culturale, luogo deputato all'eccellenza che, attraverso i suoi tesori esposti, rende merito ad un prestigioso patrimonio artistico finora trascurato. L'adeguamento dei locali alle nuove finalità e lo studio di spazi espositivi, raffinati ed innovativi, consentono di ammirare opere esclusive di collezioni private donate alla Città da nobili famiglie reggine e da personaggi illustri, custodite per lunghi anni presso il Museo Nazionale. Oltre ad esse, dipinti e sculture, fino ad ora esposte nei saloni di rappresentanza e nei palazzi comunali, completano la collezione formatasi attraverso lasciti e acquisti. Sarà così possibile un viaggio immaginario nell'arte pittorica meridionale: dalle celebri opere di Antonello da Messina a quelle di Luca Giordano, Lavagna Fieschi, Salfi, Jerace, Rodriguez, Covelli, dei grandi artisti reggini Cannizzaro e Benassai. Nella sezione dedicata al '900 è custodito un pregevole quadro di Renato Guttuso dedicato al pescatori del pescespada. Collocata nel Palazzo che è sede del Teatro "Francesco Cilea", la Pinacoteca arricchisce quell'itinerario turistico-culturale immaginato all'interno del Centro Storico. Le splendide collezioni esposte vivono nel loro fulgiso splendore, in una rassegna antologica della storia dell'arte italiana e si propongono quale prezioso strumento didattico per le giovani generazioni. Orario di apertura valido dal 07/04/2015 Da martedì a domenica: ore 9.00-13.30 / 14.30-19.00 (ultimo ingresso ore 18.40) Lunedì chiuso
Piccolo Museo di San Paolo di Reggio Calabria 38° 6'15.68"N 15°39'0.95"EIl Piccolo Museo San Paolo nasce negli anni ’70 per volontà di Monsignor Francesco Gangemi, parroco della Parrocchia di San Paolo della Rotonda, sacerdote colto, fine collezionista di opere d’arte, autore di pubblicazioni, testi teatrali, fine conoscitore del greco antico e del latino. Trasformatosi in Fondazione con riconoscimento giuridico ufficiale nel 1984, la sua collezione oggi è ospitata nei locali adiacenti alla chiesa di San Paolo e attende di essere collocata in una sede definitiva. Nell’attuale spazio le opere risultano suddivise in sale, genericamente denominate: sala A o di Antonello, sala B o delle Icone, sala C o delle Pergamene. Le opere esposte, di gran pregio storico e artistico, sono state raccolte in un arco di tempo di oltre sessant’anni dallo stesso Francesco Gangemi, con grande amore per l'arte e tenacia straordinaria nella ricerca. La collezione, incrementata negli anni da donazioni acquisti, risulta del resto estremamente eterogenea sia per gli artisti, non solo calabresi e meridionali, sia per la natura stessa dei generi esposti, si possono infatti individuare: Icone, Argenti, Sculture, Avori e Dipinti. Il settore più cospicuo e importante della collezione del Museo è rappresentato dalle Icone, collocate nella Sala B, dalle quali prende appunto il nome. Esposte in quattro bacheche a muro, sono suddivise in icone russe, greche e di altra provenienza, come serba o bulgara. In totale sono169 e tra le più significative di provenienza russa, vi sono: San Nicola il Taumaturgo, sec. XIX, Madre di Dio detta "Consola la mia pena", sec. XVIII-XIX, Madre di Dio dalle tre mani, sec. XIX-XX, Madre di Dio "Tichoniskaja", sec. XIX, Crocifisso con quattro scene, del XV sec.; dalla Grecia: Trittico. Madonna d’Odigitria del XVI sec. e San Giorgio del XVIII- XIX sec. Ancora molto interessanti sono il San Michele Arcangelo, icona bulgara del XVI sec. e il dittico dell’Annunciazione, icona del XVI-XVII sec. proveniente da Creta o dal Dodecanneso. Lituana è invece un’icona particolare, perché su una superfici di cm. 42 x 48, sono inserite le immagini dei santi di tutto un mese (calendario Mensile). Infine numerose sono le icone del Cristo Pantocrator di varia epoca e provenienza: dalla icona detta Dodecaorton, con una scena centrale attorno alla quale girano altre dodici scene più piccole, alle icone calabresi, come quella della Madonna col Bambino e S. Gerasimo del XV sec. e qualche altra di fattura e carattere popolare. La sezione degli argenti, è ricchissima e comprende, infatti, circa duecento oggetti fra ostensori, calici, patene, turiboli con le navicelle, pissidi, corone e lampade, distribuiti all’interno delle due grandi sale del Museo, in apposite vetrine. Provenienti sia dall’Italia che dall’estero, sicuramente sono altamente rappresentativi della maestria raggiunta dalle botteghe orafe soprattutto napoletane, siciliane e messinesi. Troviamo, infatti, pezzi creati da orafi meridionali come Filippo Juvarra, Pietro Juvarra, suo padre, il Martinez, il Donia, il D’Angelo, ma anche stranieri, vista la presenza di una Coppa e di un Uovo finemente lavorati dal francese Fabergé. Fra gli oggetti, distribuiti tra le diverse sale, i più rilevanti per qualità e manifattura sono: l’Ostensorio d’argento di Pietro e Filippo Juvarra, del 1770, un gruppo di ostensori d’argento di bottega napoletana del XVIII sec., un calice russo de XIX sec. e una croce filigranata macedone del XVI secolo. Numerose sono le sculture e i bassorilievi, collocati anche nella sala d’ingresso, databili dal periodo medievale al XVII secolo, fra le quali: una Testina in pietra che molto probabilmente raffigura Federico II, giovane e con la corona in testa, ritrovata a Reggio, appartiene a periodo gotico; due formelle a bassorilievo di epoca medievale, databili tra il XIII e XIV sec., e di provenienza centro- settentrionale, raffiguranti rispettivamente la Crocifissione e la Deposizione; due frammenti di colonne anch’esse medievali, ma di provenienza probabilmente locale e di cultura bizantina; un bassorilievo in arenaria del San Michele, del XVIII secolo; una Madonna in trono col Bambino, databile nel XV sec., in marmo rosa di Taormina; una statuetta che rappresenta la Madonna col Bambino, in alabastro del XVIII secolo, di bottega siciliana. Ancora all’interno della collezione del museo un piccolo ma rilevante spazio occupano gli avori, fra i quali emergono: una Madonna col Bambino, scolpita su un frammento di zanna d’ippopotamo, che, custodita all’interno di una vetrinetta con altri oggetti, risale al gotico francese, un Crocefisso di grandi dimensioni del XVI secolo e un cofanetto in avorio raffigurante Santa Rosalia del XVII sec. Infine vi sono oltre un centinaio di dipinti, riconducibili ad un vasto arco di tempo, definibile dal XIV al XIX secolo, e distribuiti fra la Sala A e quella B. Tra le opere vi sono alcune che annoverano delle importanti attribuzioni, ancora non confermate dalla critica ufficiale, come il San Michele Arcangelo che uccide il drago (200 X 105 cm) attribuito ad Antonello da Messina; la Madonna col Bambino, olio su tela di scuola veneta databile nel sec. XVI; San Francesco riceve le stimmate, olio su tavola, schedato come scuola umbra del sec. XV, ma in realtà opera del XVI meridionale, ultimamente messo in relazione con un dipinto dall’identica iconografia attribuito a Vincenzo da Padova; un piccolo dipinto che rappresenta la Visione di santa Teresa d’ Avila, databile nel XVIII sec, è di Sebastiano Conca, artista presente in città anche con pala raffigurante la Madonna della cintura nella chiesa di Sant’Agostino. Ancora importante è l’olio su tela di Antonino Cilea, l’Addolorata fra gli angeli, opera autografa e datata 1711. Ancora vi sono Il Prometeo e Sant’Andrea, attribuiti entrambi al Ribera e databili nel XVII sec.; un Transito di San Giuseppe, olio su tela, bozzetto per un’opera che si trova nel Duomo di Reggio Calabria, sec. XVIII; un Sant’Andrea, olio su tela, databile al sec. XVII., anch’esso attribuito al Ribera, ma non vi sono elementi che conducano con certezza a tale autografia e si può pensare più genericamente ad un ambito di cultura naturalista della prima metà del Seicento e una Deposizione, olio su tela, schedato come sec. XVII, ma invece del sec. XVIII. Il museo contiene anche una sezione archeologica e numismatica, un fondo libraio e una miscellanea di materiale cartaceo rappresentatola.
Piazza Sant'Agostino di Reggio Calabria 38° 6'12.80"N 15°38'23.01"EIn realtà, il nome originario della Piazza è Mezzacapo, ma i reggini la chiamano Piazza Sant’Agostino, per la chiesa intitolata al filosofo e Santo cattolico. La chiesa omonima, in stile romanico-bizantino, fu costruita nel 1937 e conserva un interessante quadro dei Santi Filippo e Giacomo, cui è anche dedicato il tempio.
Chiesa di Gesù e Maria di Reggio Calabria 38° 6'26.93"N 15°38'44.18"EIl tempio è stato ricostruito dopo il 1908 sullo stesso sito dove sorgeva prima della distruzione provocata dal terremoto. E’ a tre navate. Nella navata destra, si trovano il monumento funebre di Giuseppe Molisani, ed un crocefisso del XIX sec. Inoltre risiede la pregevole Via Crucis, dello scultore Ennio Tesei, realizzata con pannelli di bronzo. I due Angeli che sostengono il tronetto, il pannello dell’Altare e i due leggii sono dello scultore Pasquale Panetta.
Chiesa del Carmine di Reggio Calabria 38° 6'14.84"N 15°38'30.09"EAll’interno si conserva l’altare del 1787 di Paolo Richichi, decorato con marmo verde e giallo, già collocato in Duomo e poi trasferito a seguito della demolizione dello stesso dopo il sisma del 1908. L’altare è un capolavoro con le sue superfici concave e le varie decorazioni.
Centro Direzionale di Reggio Calabria 38° 6'6.15"N 15°39'19.93"EA Reggio è meglio conosciuto con la sigla CEDIR, ed è il vero cuore amministrativo della città. E' sede di uffici comunali, uffici giudiziari e aule di tribunale. È un esempio di architettura moderna, di tipo monumentale. Situato sull’argine destro del torrente Calopinace, si fa notare per l’imponenza della struttura, costituita da un corpo unico con una corte interna. Caratteristiche le piramidi per l’illuminazione con luce naturale, in cristallo verde e la cui sala, denominata "Salone delle Piramidi", è riservata a centri espositivi. Altro centro espositivo all'interno del palazzo, è la "Sala Polifunzionale". E' presente anche una sala convegni, "Salone Versace".
Cattedrale di Maria SS. Assunta di Reggio Calabria 38° 6'20.08"N 15°38'30.70"ELa Cattedrale intitolata a Maria SS. Assunta in Cielo, sorge nell'area centrale del Comune, precisamente di fronte piazza Duomo e fa parte della I Zona Pastorale di Reggio Centro. La chiesa ritrova la sua storia all’interno di quella più complessa della città, più volte danneggiata da eventi bellici e catastrofi naturali. Le origini della cattedrale si fanno risalire alla fondazione della chiesa da parte di San Paolo, che sostò a Reggio durante il viaggio che in catene lo portava da Cesare a Roma nel 56 d. C.. Atti 28,13 "...( ) ..\Di qui, costeggiando, giungemmo a Reggio. Il giorno seguente si levò lo scirocco e così l'indomani arrivammo a Pozzuoli." Reggio è stata soggetta a diverse dominazioni, tra le quali quella bizantina che sottrasse la chiesa reggina al pontefice romano, ponendola sotto il patriarca di Costantinopoli, per poi proseguire con l'avvento dei normanni (1061), che l'hanno restituita all'antichità ecclesiastica romana, quindi lasciata ai greci l'antica cattedrale con il titolo di cattolica, costruirono la cattedrale con tipologia a tre navate. Fu ricostruita e riconsacrata nel 1580 dall'arcivescovo Gaspare Ricciulli Del Fosso dopo un incendio dei turchi (1574) che si ripete nel 1594 e per questo subisce diversi interventi di restauro tra cui quello dell'arcivescovo Annibale D'Afflitto nel 1599, dell'arcivescovo Gaspare Creales nel 1665 e dell'arcivescovo Martino Ybanez Y Villanueva nel 1682. Furono realizzati ulteriori interventi di restauro dopo il terremoto dei 1783 dall'ingegnere Giovan Battista Mori fino ad arrivare all'altro terremoto dei 1908 che ne provocò notevoli danni e che ne conseguì la decisione di ricostruire integralmente l'edificio religioso adeguandosi al piano di ricostruzione della città. La Cattedrale odierna su progetto iniziale dell'ingegnere P. Carmelo Umberto Angiolini e successivamente modificato dall'ingegnere Mariano Francesconi è stata consacrata nel 1928 dall'arcivescovo Mons. Carmelo Pujia. L’edificio realizzato in uno stile ove si mescolano motivi neoromanici e neogotici, presenta un impianto basilicale con tre navate interrotte da tre pseudo transetti alti quanto la navata centrale e terminati con abside poligonale per una lunghezza di 93 metri e larghezza di 26 metri rappresentando il più vasto edificio della regione. Sulla scalinata esterna si ergono due statue dello scultore Francesco Jerace, realizzate nel 1929, a sinistra e quella di San Paolo a destra quella di Santo Stefano di Nicea. Il portale a destra, che rappresenta la vita di San Paolo, è stato realizzato da Nunzio Bibbò, mentre quella a sinistra e dedicato alla Madonna della Consolazione ed è opera di Biagio Poidimani. Il portale centrale inaugurato in occasione del XXI congresso eucaristico nazionale del 1988, e opera di Luigi Venturini, ed è dedicato a Maria SS. Assunta in cielo. La navata centrale è separata da quelle laterali da due file di colonne rivestite in marmo con base in pietra di trani con distanza diversa in corrispondenza dei transetti e lungo le navate laterali si aprono, al di sotto del presbiterio, otto cappelle contenenti beni mobili di notevole interesse storico-artistico. Mentre all’interno a sinistra dell’ingresso principale è murata a una epigrafe di Papa Paolo VI con la quale si eleva la chiesa a Basilica minore, mentre sulla destra un’altra epigrafe di Papa Giovanni Paolo II proclama San Paolo patrono principale e Santo Stefano di Nicea patrono secondario dell’Arcidiocesi di Reggio Calabria. Sono custodite inoltre preziose opere d’arte come l’Altare Maggiore in bronzo, le tele ottocentesche del Crestadoro e del Minali, la cappella del Sacramento monumento barocco della città, edificata nel 1655 da Placido Brandamonte di Messina , mentre sull’altare si trova un pregevole olio su tela che raffigura il sacrificio di Melchisedeck, di Domenico Maroli (1665), nella Cappella di San Paolo è posta al centro una tela del pittore siciliano Carlo Maria Rinaldi, rappresentante la Consacrazione di Santo Stefano da Nicea e realizzata nel 1828. Davanti all’altare maggiore è collocata la Cattedra arcivescovile, opera di Alessandro Monteleone. L’architettura L’edificio realizzato in uno stile ove si mescolano motivi neoromanici e neogotici, presenta un impianto basilicale con tre navate interrotte da tre pseudo transetti alti quanto la navata centrale e terminati con absidi. In occasione del 50° anniversario della ricostruzione, nel 1978 è elevata a basilica minore. Sulla scalinata esterna si ergono due statue dello scultore Francesco Jerace, realizzate nel 1929, a sinistra e quella di San Paolo a destra quella di Santo Stefano di Nicea. Il portale a destra, che rappresenta la vita di San Paolo, è stato realizzato da Nunzio Bibbò, mentre quella a sinistra e dedicato alla Madonna della Consolazione ed è opera di Biagio Poidimani. Il portale centrale inaugurato in occasione del XXI congresso eucaristico nazionale del 1988, e opera di Luigi Venturini, ed è dedicato a Maria SS. Assunta in cielo. Sul lato sinistro della facciata si trova l’Auditorium San Paolo. La copertura voltata della Cattedrale, poggia su capriate decorate per tutta l’estensione della navata centrale, mentre le navate laterali sono coperte con volte a crociera. A sinistra dell’ingresso principale è murata a una epigrafe di Papa Paolo VI con la quale si eleva la chiesa a Basilica minore, mentre sulla destra un’altra epigrafe di Papa Giovanni Paolo II proclama San Paolo patrono principale e Santo Stefano di Nicea patrono secondario dell’Arcidiocesi di Reggio Calabria. Le pareti della navata, del coro e dell’abside dipinte con motivi che si ispirano ai mosaici bizantini, sono opera di Eugenio Cisterna e sono stati restaurati nel 1984. Sulla parete della navata a destra è murata un’epigrafe fatta incidere dall’Arcivescovo Ibanez nel 1682 a testimonianza dei lavori di restauro fatti nella cattedrale. Lungo la stessa navata e collocata la cappella nella quale sono sepolti gli Arcivescovi Francesco Converti, Carmelo Pujia, Rinaldo Camillo Rousset, ed il cardinale Gennaro Portanova. Nella Cappella di San Giuseppe è sepolto l’Arcivescovo Giovanni Ferro che ha retto l’Arcidiocesi reggina dal 1950 al 1977. Bisogna ricordare, poi i sacelli degli Arcivescovi Matteo di Gennaro (1660 - 1674) e Annibale d’Afflitto (1593 - 1638), la Cappella del Crocefisso ornata da un crocifisso settecentesco e quella del Sacro Cuore di Gesù. Interessante nella cappella il dipinto del "transito di San Giuseppe". (Tratto da "Reggio Città d'Arte" - Daniele Castrizio, Maria Rosaria Fascì, Renato G.Laganà).
Piazza Indipendenza di Reggio Calabria 38° 6'52.41"N 15°39'1.30"ESi trova all’altezza della Stazione Lido. A Reggio è famosa per le vicissitudini della fontana artistica che, negli anni, è stata ricostruita più volte perché più volte ha deluso le aspettative dei cittadini. Per tale ragione, la fontana è diventata argomento di una poesia del noto poeta satirico reggino Nicola Giunta, e simbolo delle originali scelte dei governatori del tempo.
Piazza Garibaldi di Reggio Calabria 38° 6'11.30"N 15°38'12.37"EL'eroe che guidò i Mille è rappresentato, maestoso, al centro della piazza, con una statua di marmo bianco di Carrara. La stazione ferroviaria fu costruita nel 1925: nell’atrio d’ingresso si trova una raffigurazione della Fata Morgana, un bassorilievo in ceramica opera dello scultore Michele di Raco.
Piazza De Nava di Reggio Calabria 38° 6'51.49"N 15°39'5.24"ELa piazza su cui si affaccia il Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, dove sono custoditi i Bronzi di Riace. Giuseppe De Nava fu Ministro nel 1918 e nel 1921.
Piazza Carmine di Reggio Calabria 38° 6'15.68"N 15°38'29.59"EEra questa la “porta” d’ingresso a sud di Reggio Calabria, attraverso cui i garibaldini entrarono in città. Si affaccia sulla piazza l’omonima Chiesa del Carmine, nel cui interno si conserva un altare del 1787, in ricco stile barocco, decorato con marmo verde e giallo. L’altare, appartenuto un tempo alla cattedrale distrutta nel terremoto del 1908, è sormontato da una nicchia e un piccolo tempietto dove si conserva la statua in legno della Madonna del Carmine.
Piazza Camagna di Reggio Calabria 38° 6'25.32"N 15°38'34.54"EGrande oratore e principe del foro, Biagio Camagna rimane nel cuore dei reggini per aver speso la propria professionalità a difesa dei più poveri e degli indifesi, in un periodo in cui i diritti dei contadini venivano schiacciati dai ricchi proprietari terrieri. Il monumento che lo ricorda, in bronzo, è eretto in Piazza Castello, dinanzi al Palazzo di Giustizia, opera di Domenico Pellegrino.
Palazzo Mazzitelli di Reggio Calabria 38° 6'34.60"N 15°38'43.08"EL’edificio, sede di uffici e magazzini, occupa la parte ad angolo dell’isolato che affaccia su via Fata Morgana, sul Corso Garibaldi e a lato confina con piazza S. Giorgio. Progettato dall’arch. Camillo Autore fu ricostruito nello stesso sito in cui sorgeva prima del terremoto del 1908 e completato nel 1927 con un piano in meno. Il manufatto architettonico si articola su due piani fuori terra con un impianto planimetrico di forma quadrata con cortile interno. I prospetti risultano permeati da canoni classici con influssi dell’architettura liberty, quello principale su via Fata Morgana presenta al piano terra un trattamento delle pareti a bugnato sopra un basamento, l’ingresso, che conduce ad un atrio ed alla scala a gomito che porta al piano superiore, è racchiuso entro due colonne che sorreggono un balcone e le aperture sono architravate; al piano superiore le pareti sono trattate con intonaco liscio tranne le parti ad angolo, le aperture sono caratterizzate da timpani ricurvi racchiusi entro una fascia che corre per tutte le facciate riccamente decorata a motivi floreali, negli altri prospetti si ripetono gli stessi elementi architettonici che si differenziano nella disposizione dei balconi con caratteristica ringhiera in ferro battuto artistico, l’edificio termina con un cornicione dentellato e una balaustra con un ritmo seriale di pilastrini.
Palazzo del Consiglio Regionale di Reggio Calabria 38° 7'0.48"N 15°39'32.36"EI Reggini l’hanno ribattezzata "Astronave", ed in effetti il palazzo che ospita il Consiglio Regionale ha un aspetto del tutto avveniristico: otto piani, con facciate a vetri che riflettono il cielo terso della città, per un volume di ben 145 mila metri cubi, in un susseguirsi di costruzioni sovrapposte e spigolose, dal design moderno ed "aereo". Il cuore di questo importante complesso è l’aula del Consiglio Regionale, tra le più moderne d’Europa.
Palazzo dei Tribunali di Reggio Calabria 38° 6'19.80"N 15°38'37.03"EProgettista Farinelli 1915 - 1926 Il progetto venne consegnato nel 1915 e completato nel 1926. Ha un impianto tipologico a doppia corte chiusa con copertura a terrazza e due piani fuori terra. Il prospetto principale presenta un’imponente gradinata che da accesso all’ingresso tripartito. Il basamento in bugnato contiene le aperture del seminterrato.
Palazzo Zani Spadaro Reggio Calabria 38° 6'33.39"N 15°38'50.77"EL’edificio, sede di residenze, occupa la parte ad angolo dell’isolato che affaccia sulle vie: Aschenez e Giulia. Il progetto è stato redatto dall’ing. Gino Zani, anche se porta la firma dell’ing. Pietro Spinelli. Rappresenta uno degli esempi più originali di architettura con canoni stilistici riconducibili all’art nouveau e liberty. Il manufatto architettonico si articola su due livelli con un’impianto planimetrico di forma quadrangolare con doppi ingressi ed una scala all’interno che serve gli alloggi che affacciano sui due lati. I prospetti si presentano al piano terra con un basamento con motivi geometrici a rilievo per assorbire i dislivelli dell’andamento del terreno ai cui angoli sono collocati gli ingressi con arco a tutto sesto, e due finestre tripartite con colonnine, di cui quello principale affaccia su via Giulia, ci sono poi le finestre architravate di forma rettangolare con originali inferriate in ferro battuto in stile liberty; al piano superiore in asse con i due ingressi corre ad angolo un balcone con balaustra con colonnine ed aperture bifore e trifore con archi e per i restanti prospetti si ripetono aperture ad arco a tutto sesto talune complete di balcone della stessa tipologia di quello ad angolo; lungo tutte le facciate corre una fascia riccamente decorata con motivi floreali sormontata dal cornicione e dagli elementi aggettanti delle falde che terminano con una balaustra lineare.
Palazzo Zani di Reggio Calabria 38° 6'29.12"N 15°38'30.84"EL’edificio, ex sede del Genio Civile, attualmente ospita la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli studi Mediterranea di Reggio Calabria, viene denominato anche "Palazzo del Genio Civile" e occupa l’isolato compreso tra il Corso Vittorio Emanuele III e le vie: Miraglia, Felice Valentino e Diego Vitrioli. Progettato nel 1919 dagli ingegneri Gino Zani e Troja, fu realizzato nel 1924. L’impianto planimetrico dell’edificio è di forma rettangolare con al centro un corpo di fabbrica trasversale che divide lo spazio interno in due cortili. L’intero volume si articola su due piani fuori terra con alcune parti adibite a seminterrato per l’andamento del terreno. I prospetti presentano un’articolazione armoniosa di arretramenti e avanzamenti che interrompono il ritmo seriale delle lesene e delle aperture con elementi linguistici riconducibili ai canoni classici ma con influssi dello stile liberty. Nel prospetto principale che affaccia su via Miraglia il corpo centrale risulta aggettante e sopraelevato rispetto al parapetto del piano attico con l’ingresso preceduto da un’ampia scalinata, mentre al lato opposto sul Corso Vittorio Emanuele III c’è lo stesso sistema di volumetria ma con un ingresso che conduce al cortile inferiore; al piano seminterrato le aperture sono caratterizzate da inferriate, al piano terra è presente un basamento trattato a bugnato con finestre ad arco e nei quattro angoli, sopraelevati, si diventano tripartite; al piano superiore trattato con intonaco liscio le aperture mantengono la tripartizione ma di forma rettangolare delimitate da lesene, il tutto termina con un ampio cornicione e muro d’attico scandito da paraste.
Palazzo Fiaccadori di Reggio Calabria 38° 6'40.97"N 15°38'47.05"EE’ costituito da due corpi di fabbrica che hanno l’ingresso principale sulla via Biagio Camagna e i due prospetti laterali uno sulla Via Lungomare e l’altro sulla via Zaleuco. I corpi di fabbrica sono costituiti da un seminterrato, un piano rialzato e un piano superiore. Il palazzo poggia su un ampio basamento sul quale si aprono le finestre del piano seminterrato chiuso da una fascia orizzontale con bugne a rilievo. All’estremità settentrionale su due mensole è appoggiato un bowindow con un’ampia finestratura quadrata con un davanzale rialzato su appoggi tripartiti. L’elemento si chiude con una veranda nel livello superiore che presenta un parapetto a merlatura regolare. La parete della veranda si presenta arretrata rispetto al piano del prospetto che si affaccia sulla Via Marina e prosegue sul muro d’attico sul quale si aprono tre aperture. Al di sopra del marcadavanzale si appoggia una fascia decorata realizzata in pietra artificiale con finitura in bugnato lungo la quale si aprono tre finestre con arco semicircolare e chiave di volta a rilievo allungata. Le finestre in prossimità dell’angolo sono comprese tra due mensoloni che sorreggono il balcone del piano superiore. La soluzione d’angolo gioca sui volumi che, tra pieni e vuoti, definiscono una veranda, con vista sul mare, coperta con una pensilina in tegole: la parete della veranda è decorata con disegni geometrici e floreali policromi.
Palazzo della Provincia di Reggio Calabria 38° 6'30.41"N 15°38'37.03"EPalazzo Foti è un importante edificio di Reggio Calabria, sede dell'amministrazione provinciale. E' uno scrigno pieno di tesori, di ispirazione umbertina progettato da Gaetano Spinelli e Camillo Autore nel 1920. Una splendida scala, impreziosita da un’ara di epoca romana, recentemente restaurata, introduce ai saloni del piano superiore. Si giunge così nell’androne, dove si conservano alcune opere dello scultore Panetta, e dell’artista Francesco Jerace. Nella Sala del Consiglio sono raffigurate alcune scene di storia reggina: una grande pala marmorea di Alessandro Monteleone ritrae il sacrificio dei martiri di Gerace, lo sbarco di Garibaldi, la difesa della città di Reggio. Due grandi mosaici di A. Mori riprendono il miracolo di S. Paolo e la colonna ardente e la partecipazione dei nobili reggini alle crociate. L’Ufficio del Presidente ospita una grande tela di Giuseppe Benassai, del 1869, intitolata "La raccolta del grano", un olio,"Contadini" di Domenico Augimeni, e una testa in marmo di donna dormiente di Francesco Panetta. Nel soffitto dell’elegante "Salone rosso" un grande dipinto con l’allegoria del fenomeno della Fata Morgana, opera dell’artista Galante. Due teste di donna scolpite da Jerace impreziosiscono ulteriormente il salone.
Museo Diocesano di Reggio Calabria 38° 6'21.25"N 15°38'31.48"EIstituito da mons. Giovanni Ferro il 25 gennaio 1957 e inaugurato il 7 ottobre 2010 da mons. Vittorio Mondello, il Museo diocesano di Reggio Calabria è sito al pianterreno dell’ala tardo-settecentesca del Palazzo arcivescovile costruito sulle rovine di un preesistente edificio, sorto accanto alla Cattedrale alla fine del Cinquecento. L’allestimento ha inteso restituire all’opera esposta la memoria della sua funzione originaria, in modo da farne emergere i significati simbolici e i nessi altrimenti perduti con la comunità religiosa cui essa appartenne e con lo spazio sacro per il quale fu realizzata. L’itinerario narrativo ha avvio nel portico con la sezione Frammenti di memoria: la Cattedrale di Maria SS. Assunta a Reggio Calabria che espone, in particolare, frammenti degli arredi marmorei della Cappella del Crocifisso, quali una coppia di Angeli reggi Strumenti della Passione del 1728. Segue la sezione denominata Anteprima di una pinacoteca diocesana, nella quale si espongono alcuni dipinti esemplari del patrimonio pittorico diocesano: tra essi la Resurrezione di Lazzaro attribuita a Francesco De Mura (terzo decennio sec. XVIII). La sezione dedicata a La celebrazione del Sacrificio Eucaristico propone la ricostruzione stilizzata di un altare nel quale sono reimpiegati un frontale di tabernacolo e un paliotto con San Paolo consacra vescovo Santo Stefano (sec. XVIII) e collocata quale pala una tela seicentesca raffigurante l’Immacolata e santi, opera di ambito siciliano. Ai lati, le vetrine accolgono una selezione di oggetti propri dell’arredo d’altare e di vasi sacri per l’Eucarestia: in particolare, un paliotto in tessuto di seta ricamato ed una balza di tovaglia d’altare di analoga manifattura, entrambi ascrivibili al Seicento e appartenuti alla Confraternita della SS.ma Annunziata, e un servizio di cartegloria del 1771, opera di argentiere messinese. La successiva sezione dedicata all’Adorazione e Custodia dell’Eucarestia espone, in particolare, un prezioso fastigio di tabernacolo in argento del 1864, appartenuto alla Confraternita dei SS. Crispino e Crispiniano, un ostensorio raggiato proveniente da Scilla, opera del messinese Pietro Donia (ottavo decennio sec. XVIII), e un parato composto da piviale, pianeta, stola e manipolo in Gros de Tour bianco ricamato in oro, manifattura dell’Italia meridionale, ascrivibile all’ultimo quarto del sec. XVIII. La sezione Il Tesoro delle Cattedrali ha l’intento di documentare le distinte identità storica e religiosa delle antiche sedi episcopali di Reggio Calabria e di Bova, fuse con decreto della Congregazione per i vescovi Istantibus votis del 30 settembre 1986, e delle comunità ecclesiali ad esse legate. Tra le pregevoli opere selezionate provenienti dalla Cattedrale di Maria SS. Assunta, sono l’ostensorio raggiato di Francesco Jerace, realizzato nel 1928 in occasione del Congresso Eucaristico regionale svoltosi a Reggio Calabria e le tre anfore per gli Oli santi dell’arcivescovo Alberto Maria Capobianco (1787-1789). Dalla Concattedrale di Santa Maria Isodia a Bova proviene un inedito calice con Storie della Passione a sbalzo su piede, fusto e sottocoppa, opera di una bottega d’Oltralpe (primi decenni sec. XVII) e il reliquiario a braccio di San Giovanni Theresti datato al 1778. Nella sezione Il vescovo Sponsus ecclesiae al fine di documentare significato liturgico e pregio artistico di alcune insegne episcopali riferibili a vescovi dell’Arcidiocesi di Reggio e della Diocesi di Bova si espongono croci pettorali, anelli episcopali e pastorali databili tra XV e XX secolo: in particolare, il Bacolo pastorale di mons. Antonio de Ricci, arcivescovo di Reggio dal 1453 al 1490, pregevole opera di oreficeria napoletana, e la Croce e l’Anello dell’arcivescovo reggino Francesco Converti (1872-1888). Una selezione di vasi eucaristici e oggetti liturgici esposti assieme ad alcune vesti liturgiche recanti stemmi di arcivescovi reggini e di vescovi bovesi completa lo spazio espositivo, documentando la committenza di preziosi manufatti in argento e seta tra XVII e XX secolo. Tra le opere esposte risaltano: per l’Arcidiocesi di Reggio, un servizio da lavabo in argento, composto da brocca e bacile, entrambi recanti lo stemma di monsignor Bernardo Maria Cenicola (1797-1814), un calice e un ostensorio appartenuti all’arcivescovo Mariano Ricciardi (1855-1871); per la Diocesi di Bova, un piviale in damasco di seta blu con stemma del vescovo Antonio Gaudiosi (1699-1714), il pastorale di monsignor Antonio Spedalieri (1764-1791), un calice e un servizio per incensazione del vescovo Vincenzo Rozzolino (1835-1849). Nello stesso spazio tematico si espongono un Crocifisso in avorio donato alla cattedrale dall’arcivescovo Alessandro Tommasini (1818 – 1826), un San Michele arcangelo in alabastro, regalato al cardinale Gennaro Portanova nel 1894. La sezione successiva dedicata a Arte e devozione: le confraternite esibisce vasi eucaristici, oggetti liturgici e processionali connessi allo svolgimento dei riti e delle funzioni delle confraternite reggine del SS. Sacramento in Cattedrale, della SS. Annunziata e dell’Immacolata nella chiesa della SS. Annunziata, di Gesù e Maria e di Sant’Eligio nella chiesa di Gesù e Maria, dei Santi Crispino e Crispiniano nella chiesa omonima. Tra le opere esposte assoluto rilievo rivestono pregevoli manufatti tessili appartenuti alla Confraternita della SS. Annunziata: in particolare, un parato nobile in broccato di seta policroma, opera di manifattura lionese (secondo quarto sec. XVIII). Lo spazio espositivo Arte e devozione: il culto dei Santi espone elementi propri del corredo delle immagini sacre quali, ad esempio, le corone del busto marmoreo cinquecentesco della Madonna Isodia di Bova, datate 1614, e l’ottocentesca corona in argento della statua della Madonna immacolata di Scilla. La sezione comprende, inoltre, pregevoli reliquiari, tra i quali quattro monumentali in lamina di rame sbalzata e dorata con emblema del vescovo di Bova monsignor Antonio Maria Laudisio (1818-1824). Lo spazio tematico conclusivo, denominato Il segno sacrale dei paramenti liturgici, espone vesti liturgiche di provenienza, manifattura e tipologia decorativa differenti, al fine di suggerirne, sia pure per cenni, il percorso evolutivo delle fogge, delle materie e delle tecniche di esecuzione: in particolare, una dalmatica in velluto contro tagliato viola ascrivibile a manifattura catanzarese (seconda metà sec. XV) e un piviale in tessuto “a giardino” databile agli inizi del sec. XVIII. E’ attualmente in corso di stampa la Guida alle collezioni, con ampi contributi sul progetto museografico complessivo. Museo diocesano "Mons. Aurelio Sorrentino" Via Tommaso Campanella, 63 (ingresso anche da via Cimino) 89127 Reggio Calabria Orari: mercoledì 9-13 e 15-19; venerdì 9-13; sabato 9-13 Aperture straordinarie per gruppi su prenotazione. Infoline: 3387554386
Museo dell’Artigianato Tessile della Seta, Costume e Moda di Reggio Calabria 38° 6'24.00"N 15°38'36.77"EIl Museo dell’Artigianato Tessile della Seta, Costume e Moda Calabrese ospita in un appartamento una collezione che illustra la storia del costume dal periodo greco fino al 1948; oltre ai tessuti vi sono alcuni macchinari utilizzati per la lavorazione e campioni di materia prima (cotone, lana, seta). Museo dell’Artigianato Via re Ruggero, 9 Tel. 347 0948648 Visite su prenotazione
Museo Agrumario e Industria Essenze di Reggio Calabria 38° 6'24.14"N 15°38'21.64"EMuseo Agrumario e Industria Essenze Via Generale Tommasini, 2 Tel. 0965 24315
Cappella del SS. Sacramento di Reggio Calabria 38° 6'20.08"N 15°38'30.70"ELa Cappella del SS. Sacramento risale al XVI secolo, essa è stata realizzata per volontà dell’Arcivescovo Agostino Gonzaga nel 1539, e rappresenta uno dei pochi esempi di barocco nella Calabria meridionale. Dopo le invasioni turche del 1552 e del 1574, l’Arcivescovo Gaspare Ricciuli Dal Fosso consacrò la cappella nel 1580. Durante i terremoti del 1783 e del 1908 non subì danni, tanto che la Real Sovrintendenza ai Monumenti di Napoli, dopo l’ultimo terremoto si occupò della conservazione del rivestimento marmoreo per farla rimontare identica nell’attuale cattedrale. Sulla parete absidale può ammirarsi l’altare monumentale in marmo policromo circondato da colonne di pregiato porfido nero. Al di sopra dell’abside è collocato il quadro secentesco (1665) del pittore Domenico Marolì (1612 - 1676) di Messina, raffigurante il Sacrificio di Melchisedech, il dipinto è incorniciato da quattro colonne che sostengono la trabeazione dell’altare. Le pareti della cappella, sono rivestite in marmi intarsiati detti anche "marmi mischi". Secondo i documenti reperiti la cappella sarebbe stata realizzata dal marmoraro messinese Placido Brandamonte alla metà del 600, anche se i lavori si protrassero per tutto il settecento inoltrato. Recenti sono i dipinti del pittore reggino Nunzio Bava: in basso Sant’Elia nel deserto vegliato dall’Angelo, in alto Mosè nel deserto fa sgorgare l’acqua dalla roccia; a sinistra Gesù spezza il pane davanti ai discepoli; la moltiplicazione dei pani e dei pesci. Nelle nicchie delle pareti sono poste otto statue: San Paolo e San Marco dello scultore C. Barca, San Luca, San Matteo, San Bonaventura, San Tommaso d’Aquino, San Giovanni e San Pietro.


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